sabato 2 novembre 2013

CATANESE "SECESSIONISTA" VOLEVA DIVIDERE LA SICILIA IN DUE MA LA SUPREMA CORTE LO FERMA

E’arrivato fino in Cassazione il progetto secessionista di un uomo che si è autoproclamato “reggente
provvisorio” di un nuovo stato, nato dalla separazione in due della Sicilia. Tanto che gli ermellini hanno dovuto pronunciarsi in punta di diritto sulla causa intentata da un signore siciliano contro lo Stato per dividere l’isola in due. Il catanese, Giuseppe Mignemi, questo il nome del ‘secessionista’, ha portato in tribunale un prefetto e un magistrato della Corte dei conti per ottenere, come si legge nella sentenza, “la condanna dello Stato italiano alla divisione della Sicilia in due zone: la Sicilia Orientale, indipendente e neutrale, e quella Occidentale, autonoma a statuto incompleto da sessant’anni per ostruzionismo e complotto politico del governo unitario accentrato a Roma”. Nemmeno il genio di Pirandello avrebbe potuto partorire tanta stravaganza. Eppure è proprio dalla sua Sicilia che arriva la vicenda giudiziaria surreale, iniziata in primo grado circa cinque anni fa e su cui, il 30 ottobre scorso, la Cassazione ha messo la parola fine, respingendo il ricorso col quale chiedeva la divisione in due dell’isola. Motivo del rigetto? Questo anziano signore catanese, noto alle pendici dell’Etna per le sue idee secessioniste e la familiarità con le carte bollate, ha fatto causa allo “Stato italiano” senza farsi rappresentare da un avvocato. 
La Suprema Corte ha potuto togliersi dall’imbarazzo di pronunciarsi sulla divisione o di rinviare alla Consulta, come richiesto in subordine da Mignemi, per il fatto che ai tre gradi di giudizio l’uomo si è presentato senza un difensore. Condizione essenziale per stare in giudizio, secondo il codice di procedure penale, specificato dettagliatamente dalla Suprema Corte, nella sentenza. Nella sentenza 24517 della Sesta sezione civile viene riassunto punto per punto il piano. Il ricorrente chiedeva che in via giudiziaria fosse riconosciuta la condanna dell’Italia a comunicare alle Nazioni Unite la sentenza, affinché la comunità internazionale potesse inviare degli ispettori per accompagnare la transizione. Lui stesso si sarebbe riconosciuto reggente provvisorio della Sicilia orientale e dopo sei mesi avrebbe proclamato le elezioni. Il nuovo stato sarebbe stato fuori dalla moneta unica, e le tasse sarebbero confluite nelle casse del “Nuovo Stato Sovrano”, in pace con il resto del paese. Aveva chiesto anche alla Cassazione di riconoscere l’ordine di sfratto alla base navale dei Sigonella, che sarebbe diventata un aeroporto civile. Il ricorso si conclude con la richiesta di citazione dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo e dell’ex premier Silvio Berlusconi, nonché del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Del caso si era occupato in prima istanza il giudice di pace di Catania che aveva dichiarato la carenza di legittimità di Mignemi a muovere la causa. Mentre il tribunale di Catania, presieduto dal giudice, Massimo Pulvirenti, pronunciatosi in Appello, nella sentenza emessa il 5 agosto 2011, ne aveva dichiarato l’impossibilità di costituirsi personalmente, senza un avvocato, respingendo il ricorso e condannando l'aspirante capo di Stato al pagamento di 1.000 euro di spese legali. Mignemi non si arrende e nel 2012 ricorre in Cassazione, impugnando la sentenza d’appello e chiedendo addirittura di investire la Corte Costituzionale perché valuti l’incostituzionalità dell’articolo 82 del Codice di procedura civile, nella parte in cui non consente ad un soggetto di stare in giudizio personalmente. Tesi su cui la sentenza della Cassazione offre una disamina precisa dei casi in cui è possibile presentarsi senza avvocati e le varie pronunce a suffragio. La presenza di un avvocato è necessaria, scrive la Suprema corte, da un lato per la complessità delle norme e il tecnicismo nella redazione degli atti che richiedono la preparazione di un tecnico, dall’altro perché la “collaborazione di un esperto serve a filtrare il processo dalle emozioni e dalla passionalità dei diretti protagonisti delle lite e che potrebbero privarli delle necessaria lucidità”. Di certo Mignemi passerà alla storia per aver osato tanto, osservando che la surreale vicenda giudiziaria ha fatto sì che si creasse un precedente. E poi perché scandalizzarsi tanto se un'anziano catanese voleva dividere la Sicilia in due, quando il Governatore Crocetta ha ben pensato di dividerla in tre, vedasi metropoli di Palermo, Catania e Messina, cancellando tutto il sud della Sicilia?
fonti: blogsicilia.it e ilfattoquotidiano.it

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