venerdì 8 novembre 2013

BLOCCATE LE NOZZE SULL'ALTARE PER TEMUTA FRODE. NEL MIRINO LE COPPIE ITALIANE PER DIVORZI MA ANCHE PER LE UNIONI.

Dopo la richiesta di annullamento dei divorzi di 179 coppie italiane, la Gran Bretagna adesso con un raid ha provato a bloccare le imminenti nozze a Londra di una coppia italo-cinese. Bloccati sulla soglia delle nozze è quanto successo a Londra a Massimo Ciabattini e Miao Guo, vittime di un vero e proprio raid da parte di quattro funzionari britannici dell'immigrazione, che si sono presentati alla cerimonia convinti che si trattasse di un matrimonio fittizio. A insospettirli, la difficoltà a pronunciare il nome del futuro marito da parte della donna, il cui visto per la Gran Bretagna stava per scadere. Decisi a smascherare quello che consideravano uno dei 2 mila 'matrimoni per il visto' che si celebrano ogni anno in Gran Bretagna, i funzionari si sono recati in municipio il giorno delle nozze accompagnati addirittura da un giornalista, da loro appositamente invitato per raccontare il presunto inganno. Peccato che, una volta accertata la buona fede della coppia, la presenza del cronista del Camden New Journal si sia trasformata in un boomerang per il ministero dell'Interno. I quasi-sposi, dopo essere stati sottoposti separatamente ad un interrogatorio durato una mezz'ora, sono riusciti a convincere le autorità dell'immigrazione dell'autenticità del loro amore e hanno potuto continuare la cerimonia. Come hanno raccontato, i due si sono conosciuti ai magazzini Harrod's dove Ciabattini lavora come manager e Guo era in visita come consulente vendite per Prada. La vicenda ha suscitato la reazione indignata del Joint Council for the Welfare of Immigrants, che ha criticato il ministero dell'Interno per aver automaticamente pensato che si trattasse di una truffa. I funzionari "non sembrano essersi preoccupati di aver rovinato (il giorno del matrimonio) per non aver fatto controlli più accurati", ha commentato il portavoce, Guy Taylor. Da parte sua, il municipio di Camden ha ricordato di essere "legalmente obbligato a riferire qualsiasi sospetto" in merito a matrimoni fittizi.

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