martedì 8 ottobre 2013

TRAPANESE DAI DOMICILIARI AL CARCERE PER AVER PICCHIATO MOGLIE E SUOCERA
























Agli arresti domiciliari per furto aggravato, nella sua abitazione della frazione di Rilievo a Trapani, un trentatreenne trapanese, P.B, maltratta la moglie e la suocera, picchiandole ed offendendole, anche davanti ai tre figli minorenni, pretendendo inoltre di essere servito ed esaudito in ogni sua richiesta. Ma l'ultima aggressione alla suocera gli è stata fatale. Le violenze sono state denunciate dalle due donne, che hanno accusato il congiunto di lesioni aggravate ed offese. Le vittime erano in balia del congiunto da quando si trovava a casa agli arresti domiciliari accusato di furto aggravato. Quotidianamente, da diversi mesi ormai, quando non oziava davanti al computer, intrattenendosi sulle pagine dei social network, sottoponeva le due malcapitate a continue angherie e soprusi pretendendo ogni forma di servilismo che, se non concesso, rappresentava un ulteriore scusa per scatenare le sue ire sulle donne spesso, incurante della presenza dei tre figli minori della coppia. I maltrattamenti in famiglia erano incessanti e per madre e figlia era ormai un incubo. L'ultima aggressione contro la suocera gli è constata il trasferimento nel carcere di Trapani con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Dopo l'allarme lanciato dalla suocera, al termine dell’ennesima aggressione subita, per aver preso le difese della figlia, sono interventi i carabinieri della Stazione di Locogrande, che hanno arrestato il trentatre enne colto in fragranza di reato, trasferendolo nella casa circondariale di San Giuliano per maltrattamenti in famiglia. La suocera, trovata dai militari dell'Arma, visibilmente scossa, mostrava ancora i segni dell'aggressione in tutto il corpo da parte del genero. Per la vittima è stato necessario ricorrere alle cure del Pronto Soccorso dell'ospedale Sant'Antonio Abate per lesioni, diagnosticate dai medici guaribili con una prognosi di otto giorni. Ancora mura domestiche come prigioni all’interno delle quali vittime e carnefici vivono tra paura e deliri. Un incubo silenzioso al quale le vittime di questa ennesima tragica storia hanno messo la parola fine, stanche di essere continuamente vessate, maltrattate e percosse, trovando, da qualche parte in fondo a quella casa, il coraggio di denunciarlo ai carabinieri, in tempo per evitare che le violente aggressioni si potessero trasformare in un irreparabile femminicidio.
di Irene Cimino per

Nessun commento:

Posta un commento