mercoledì 2 ottobre 2013

TIM TRUFFA CATANESE NON VEDENTE CON UNA BOLLETTA DI MILLE EURO. DOPO TRE ANNI DI BATTAGLIA IL RISARCIMENTO

Protagonista della battaglia legale un non vedente catanese titolare di contratto di telefonia mobile agevolato
grazie ad una convenzione con l’Unione Italiana Ciechi. Il malcapitato si è ritrovato con una bolletta telefonica di circa 1.000,00 euro. Dopo avere suo malgrado pagato ingiustamente, l’uomo si è rivolto alla Confconsumatori di Catania. Grazie all'Associazione, oggi è riuscito a spuntarla dopo una battaglia durata circa tre anni. Iniziata con il tentativo di conciliazione obbligatorio, seguito, inevitabilmente, dalla citazione del gestore telefonico, Telecom Italia Mobile, dinanzi al Giudice di Pace, prima a quello di Catania, che si dichiarava incompetente per territorio, poi al Giudice di Pace di Roma. Questi, nella persona del giudice di Pace Alberto Rossi, con sentenza n. 31075/2013 dello scorso settembre, ha dato ragione all'utente, stabilendo che il gestore ha gravemente disatteso l'obbligo di fornire al consumatore la dovuta idonea informativa sui servizi. La violazione ha comportato la nullità delle relative clausole contrattuali ed il gestore è stato condannato a rimborsare all'utente le somme contestate e al pagamento delle spese processuali. Il Codice del Consumo riconosce come fondamentali i diritti ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità, nonché alla correttezza, alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali. Il gestore convenuto ha gravemente disatteso l’obbligo di fornire al consumatore la dovuta idonea informativa sui servizi in questione. L’utente riceveva degli sms, che il telefono trasformava in messaggi vocali, che lo invitavano a prendere parte ad un concorso a premi gratuito, in cui erano messe in palio delle automobili. In realtà, a sua insaputa, scaricava suonerie e inviava sms a costi esorbitanti. Per partecipare era necessario inviare sms a pagamento e rispondere ad un quiz con molte domande facili: per ogni risposta veniva addebitato un costo. Inoltre, partecipando al concorso si acquistavano contenuti digitali, loghi e suonerie, ma non si scaricava la singola suoneria, bensì scattava un abbonamento che prevedeva addebiti dai costi variabili in relazione al tipo di suoneria scelta. Il gestore, infatti, non aveva fornito alcuna informazione sui costi e procedeva agli addebiti per i servizi indesiderati a distanza di molto tempo. Si erano approfittati della buona fede di un utente non vedente, che, senza rendersene conto, si era trovato con addebiti in bolletta telefonica per 1000 euro. Si è finalmente conclusa positivamente la disavventura del cliente catanese non vedente, che oggi, grazie a Confconsumatori di Catania, la Tim dovrà rimborsare.
di Salvo Cimino

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