venerdì 18 ottobre 2013

SPECIALE. LA SICILIA RACCONTATA IN UN CARRETTO

Il Carretto siciliano, in siciliano carrettu, è un mezzo a trazione equina adibito come mezzo di trasporto dei
prodotti agricoli, ben presto si affermò in tutta l'isola soprattutto nel Palermitano, nel Trapanese e nel Catanese, dal XIX secolo fino alla seconda metà del XX secolo, quando divenne obsoleto a causa della crescente motorizzazione del lavoro nelle campagne. Costruito con diverse qualità di legno, spesso fregiato da intagli bucolici e sgargianti decorazioni pittoriche, al giorno d'oggi è divenuto oggetto d'arte artigianale, nonché uno dei simboli dell'iconografia folcloristica siciliana. Su questo mezzo si è sbizzarrita la fantasia artistica degli artigiani dell'isola, non solo per la parte tecnica costruttiva, ma principalmente per le decorazioni delle sue parti. Il carretto è sicuramente l'oggetto più conosciuto e significativo dell'arte popolare siciliana. Simbolo universalmente noto di sicilianità, ogni esemplare è unico nel suo genere e testimonia la passione dell'artista verso un tipo di espressione profondamente radicato nella storia isolana. Variopinte testimonianze di un'arte d'altri tempi, questi gioiosi e folkloristici "capolavori" si manifestano agli occhi di chi li osserva con una fantasmagorica esplosione di colori in cui predominano il giallo, il rosso e il turchino: i colori della passione, della lava che sgorga dall'Etna, del sole e del mare della Sicilia, della focosità dei siciliani.
La vivacità dei colori usati esprime maggiormente le figure riprodotte, che si riferiscono a scene sacre, familiari, cavalleresche, ad a episodi della storia romana, greca, medioevale, moderna e scene delle più note opere liriche. Se nei primi decenni di produzione le fiancate dei carretti erano scolpite e dipinte con soggetti sacri, legate ad ex voto o a testimonianze di religiosità popolare, immagini della Madonna o di Santi per ringraziare delle grazie ricevute ed esorcizzare il male, solo successivamente  il repertorio si arricchì di nuovi temi - grazie all'influenza dei cantastorie - che andavano in giro per la Sicilia narrando le gesta di cavalieri: Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, i più valorosi paladini delle leggende cavalleresche sono tra i grandi protagonisti dell'arte siciliana essi vengono rappresentati in tutto e per tutto nelle pitture dei carrettieri. Ai Santi, quindi, nella decorazione del carretto il maestro decoratore si cimenta in raffigurazioni dai più disparati temi. Si alternarono racconti delle epiche gesta dei paladini di Francia, particolarmente presenti nei carretti costruiti nella Sicilia occidentale, in cui dominano il rosso e il giallo, i colori della municipalità palermitana, e scene della "Cavalleria Rusticana", la novella che Giovanni Verga aveva dedicato alla figura del carrettiere, tipici dei carretti costruiti nel catanese, dai prevalenti toni turchini e rosso vivo. 
Il repertorio tematico riconduce a 5 fondamentali generi raffigurati:
1-Devoto-biblico-agiografico
2-Storico-cavalleresco
3-Leggendario- fiabesco
4-Musicale (opere liriche)
5-Realistico-venatorio-veristico
Ma la pittura del carro assolveva anche a diverse funzioni: protettiva del legno, magico-religiosa-apotropaica di allontanamento del male e del negativo, pubblicitaria per i carri che hanno funzione commerciale, per attirare gli acquirenti, di status symbol per dimostrare la ricchezza del proprietario

Struttura

Quale che fosse l'origine geografica del carretto, certamente i vari artigiani dedicavano alla sua costruzione una grande cura ed attenzione e tutte le fasi della lavorazione venivano eseguite esclusivamente a mano. 
Le parti più belle ed importanti, accuratamente intagliate, di un Carretto sono la chiave, "chiavi d'arreri", raffigurante scene cavalleresche, ma anche soggetti religiosi o di vita popolare, e i "barruna", pioli di legno posti lateralmente a reggere i "masciddara", anch'essi intagliati e che presentano in alto la "tistuzza", testa di paladino o di popolano. Il carretto siciliano è composto dal fonnu di càscia, cioè il pianale di carico prolungato anteriormente e posteriormente da due tavulàzzi, sul quale sono montati parallelamente due masciddàri (dal siciliano mascidda, "mascella") ovvero le sponde fisse del carretto, e un puttèddu (portello posteriore) removibile per agevolare le operazioni di carico e scarico. Ogni masciddaru è suddiviso equamente in due scacchi (i riquadri in cui vengono dipinte le scene), nel putteddu invece vi è uno scacco centrale fra due scacchi più piccoli. Gli scacchi sono divisi da un segmento verticale che congiunge i pannelli al fonnu di cascia: 6 in legno chiamati barrùni equamente divisi fra masciddari e putteddu, due in metallo denominati centuni presenti solo sui masciddari. Questa sezione "contenitiva" sormonta il gruppo portante del carretto chiamato traìno, il quale comprende le aste e la cascia di fusu, a sua volta costituita da una sezione di legno intagliato sormontata da un arabesco di metallo. Nei carretti alla patrunàli meno pregiati, la preziosa cascia di fusu viene sostituita dalle balestre. A casciafusu, griglia di ferro attaccata al fusu, riccamente decorata a ferro battuto con fiori, ricami e foglie, che a Catania si chiamano "suspiri" e a Palermo "rabischi" (arabeschi). Fra le aste sotto i tavulazzi vengono montate due parti in legno chiamate chiavi, una anteriore ed una posteriore. La prima altro non è che una semplice barra ricurva, la seconda invece consiste in un bassorilievo intagliato rappresentante una scena, solitamente cavalleresca, che può assumere diversi gradi di pregevolezza. Ciascuna delle due ruote è composta da 12 raggi definiti in siciliano iammòzzi (iammi, "gambe") che congiungono il mozzo al cerchione, spesso arricchiti da intagli a fitte sezioni parallele (impòsti) o addirittura soggetti scolpiti quali fiori, aquile, sirene, o teste di paladino.

Stili del carretto

Il carretto assume caratteristiche diverse a seconda della zona in cui viene prodotto. Nelle diverse aree dell'isola si distinguono quattro fondamentali varianti tipologiche del carretto:

  • il tipo palermitano, diffuso nella provincia di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani. 
Gli elementi che li distinguono sono: l'asse delle ruote, incassate in un travetto di legno scolpito e dipinto (casciafusu), ornato di arabeschi in ferro battuto (rabeschi) e sormontato da due mensole di legno; tre pioli suddividono i laterali della cassa, di forma trapezoidale, in due riquadri.

  • il tipo castelvetranese, diffuso nel retroterra della provincia di Trapani e aree vicine della provincia di Palermo. L'asse delle ruote e le mensole sono simili a quello di Trapani, la cassa con i laterali è simile al tipo palermitano;


  • il tipo trapanese si distingue per le ruote di grande diametro, sulle fiancate ha quattro pioli che suddividono i laterali della cassa in tre riquadri, sormontata da una barra orizzontale; ha le fiancate laterali più alte e sormontato da sbarre verticali legate insieme da un asse longitudinale... Materialmente più pesante è quasi liscio in ogni sua parte.


  • il tipo catanese diffuso nella Sicilia orientale, è simile a quello palermitano. Nel catanese le sponde sono rettangolari, la tinta di fondo rossa come la lava dell'Etna e gli intagli e le decorazioni si presentano più ricercati e meglio rifiniti, allontanandosi dallo stile semplice del palermitano per ricercare una raffinatezza maggiore. nelle produzioni più moderne i quadri contemplano la tridimensionalità prospettica, la gamma di tonalità si arricchisce e le sfumature e i chiaroscuri si fanno più incisivi. Meno conosciuto è lo stile Vittoria, in cui il carretto presenta una struttura simile al catanese, riprende il rosso come colore di fondo, ma nelle tonalità si distingue per la sua caratteristica gradazione scura. Le pennellate, sia nei quadri che nelle decorazioni, sono caratterizzate da un tratto netto, "istintivo", in contrapposizione alla ricercata pennellata sfumata del catanese. 

Le maestranze del carretto

Il prof. Enzo Maganuco, illustre critico d'arte, ha definito gli artigiani del carretto "artigiani-artisti, che hanno mandato per le vie del mondo i carretti, decorati in modo da farli sembrare una grande miniatura di codice trecentesco". Sono ormai rari i maestri (mastri) che mantengono vivo il carretto siciliano. Alla sua realizzazione partecipano diversi artigiani, ciascuno col proprio mestiere. La prima fase è competenza del carradore, colui che costruisce il carretto e ne intaglia i fregi. Altro compito importante del carradore è la ferratura della ruota, pratica particolarmente pittoresca. 
Nella provincia di Catania si distinsero diversi centri di produzione con maestri carradori che, nel tempo, affinarono le tecniche per elevare uno strumento di fatica umana ad opera d'arte.
Nello scorso secolo quest'arte ebbe maggior sviluppo nell'acese, in particolare ad Aci Sant'Antonio, definita patria indiscussa del carretto siciliano, che vanta botteghe di fabbri e pittori per la produzione di carretti, tra queste, la bottega del Maestro Domenico Di Mauro, definito dal Nobel Quasimodo "il Michelangelo dei carretti" e quella di Nerina Chiarenza. In provincia di Catania, a Belpasso, lavora "l'ultimo carradore", il maestro Alfio Pulvirenti, che applica ancora l'arte del legno tramandata dai suoi avi maestri.La seconda fase è affidata al fabbro, che forgia le parti metalliche quali i centuni, le estremità delle aste e il pregiato arabesco della cascia di fusu. Quando la costruzione del carretto è ultimata il lavoro passa al pittore, che veste il carretto di colore e vivacità. Egli esegue inoltre i quadri rappresentanti le gesta cavalleresche, mitologiche, storiche o romanzesche che caratterizzano il carretto siciliano. Sempre in provincia di Catania, a Riposto, opera un giovane maestro pittore, Damiano Rotella, che custodisce la pittura catanese. 
A Ragusa lavora il maestro Biagio Castilletti, che fra l'altro applica un altro mestiere relativo al carretto in via di estinzione: il bardatore, colui che produce le bardature dei cavalli. Il carretto siciliano, sebbene in via di estinzione, esiste ancora. 
A Canicattì in occasione della festa del Santissimo Crocifisso che si celebra il 3 maggio, si svolge una manifestazione: "La Rietina" dove sfilano per la città decine di carretti siciliani tradizionali. 
In provincia Palermo esiste la mostra permanente del carretto siciliano al Palazzo D'Aumale di Terrasini. A Bronte, in provincia di Catania, esiste il Museo del Carretto Siciliano "Gullotti". A Vizzini e a Trecastagni annualmente si organizzano sfilate dedicate al carretto siciliano. 
A Barrafranca (EN), in occasione della celebrazione della festa della compatrona Maria Santissima della Stella, (8 Settembre), si assiste alla tradizionale sfilata dei "RITINI", ossia cavalli e carretti bardati che portano in offerta grano.
Oggi il carretto è quasi scomparso, ma resta pressoché intatto tutto il fascino che riesce ad esercitare in chi ha la fortuna di poterne ammirare i dettagli. Lo si può trovare ancora nei centri storici della Sicilia come attrattiva per turisti, durante eventi popolari quali sfilate, esposizioni e feste pubbliche, nelle cerimonie folcloristiche e, soprattutto, nelle botteghe degli ultimi artigiani del carretto.

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