domenica 13 ottobre 2013

PROVERBIO DEL GIORNO ... (Lu addu ci lu dissi a la puddascia tuttu lu munnu ...)

Lu addu ci lu dissi a la puddascia: 
"tuttu lu munnu è comu casa noscia!"
IN DIALETTO RAGUSANO
Il gallo l'ha detto alla pollastra:"tutto il mondo è come casa nostra!"

E chi potrebbe dare torto al gallo? Tutti e nessuno, perché la metafora la si può commentare da diversi punti di vista. In teoria, il proverbio nasce per rispondere a chi si lamenta del proprio paese, affermando che "l'erba del vicino è sempre più buona", e vuole a tutti i costi fare le valigie ed andare via. 
Infatti, le figure retoriche, del gallo e della pollastra, sono usate al posto del saggio e del giovane. Solitamente sentiamo dire "tutto il mondo è paese". In effetti, dove andiamo andiamo troviamo i pro e i contro. Ci limitiamo al classico esempio, di chi lascia il paese per andare in città, trova mille comodità a portata di mano ma con l'andare rimpiange la serenità del suo paese. Vita frenetica, caos, traffico, aria insana, cibi non proprio di giornata e così via. 
E poi niente mare, campagna o montagna, ma solo grattaceli, cemento e macchine. Se invece il proverbio lo osserviamo da un altro punto di vista, ad esempio "Sicilia", allora io, non so voi, darei torto al gallo. Perché, se si osserva il mondo dal punto di vista naturalistico, artistico, paesaggistico, architettonico, archeologico, multi-culturale, storico, folkloristico, antropologico, religioso, tradizionale, enogastronomico ed agroalimentare, allora corre l'obbligo dare torto al gallo, perché vi sfido a trovare al mondo una terra che racchiuda tutto questo. 
Esiste solo la Sicilia! Culla del Mediterraneo, patria dell'Intercultura, Isola di creatività, da noi possiamo documentare la preistoria ed oltre 2000 anni di storia che tutto il mondo può invidiarci. Non c'è opera letteraria in cui non siamo citati, Sicilia e siciliani a seguito. 
Spesso la Sicilia non viene guardata come terra dalle mille risorse, ma duole il cuore vedere e sentire che viene denigrata dagli stessi siciliani. Sì, perché alcuni siciliani, o figli di siciliani, lasciatemelo dire, "ignoranti comu la calia", per sentito dire parlano del popolo siciliano, definendoci "terroni" e "menti corti". In breve per non stancare, mi limito a dare un sunto di quello che alcuni siciliani hanno dato all'Italia. Mi limito all'Italia e solo ad alcuni siciliani, perché altrimenti un intero sito non basterebbe. 
Premesso, lasciatemi sfogare, che mi corre l'obbligo evidenziare che quando si fanno cose che portano lustro, non sono cittadini siciliani ma "italiani", ma quando si tratta di cose negative, siamo siciliani, "mafiosi", "terroni", "menti corte" e chi più ne ha più ne metta. Tanto per ricordarlo ai nostri stessi conterranei, come arma di difesa quando viene attaccata la nostra Terra. l'Italia e il mondo hanno goduto di uomini come gli scrittori siciliani Ciullo d'Alcamo, Giovanni Verga, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Pirandello (Premio Nobel 1934), Sciascia, Quasimodo (Premio Nobel 1959), ecc. La stessa Università di Torino è stata riformata in senso europeo nel 1719 da un siciliano, il conte Francesco d'Aguirre da Salemi. 
Per l'architettura, la fontana del Nettuno a Bologna è stata realizzata nel 1566 dall'architetto palermitano Tommaso Laurenti, mentre la grandiosa basilica di Superga a Torino è stata costruita dal siciliano Filippo Juvarra da Messina. 
Ed ancora l'Osservatorio Ximeniano a Firenze è stato fondato nel '700 dallo scienziato trapanese Leonardo Ximenes, mentre il Policlinico di Roma è stato fondato dal siciliano Francesco Durante da Leto Janni insieme al romano Guido Baccelli. L'Enciclopedia Italiana (Treccani) per la parte editoriale deve ringraziare tre siciliani: Calogero Tumminelli da Caltanissetta, Antonino Pagliaro da Mistretta e il filosofo Giovanni Gentile da Castelvetrano, lo stesso della redazione della prima riforma scolastica (riforma Gentile). 
E poi per la musica Vincenzo Bellini, per la fisica Ettore Majorana, per la meteorologia Filippo Eredìa, per la chimica Stanislao Cannizzaro, per l'industria la famiglia Florio. Ed ancora economisti come Angelo Majorana, educatori come Lombardo Radice, politici come Crispi, Orlando e Sturzo. Meglio concludere qui un elenco che rischia di diventare troppo lungo. Non si vuole con questo fare del popolo siciliano un popolo di "primi della classe", ma di certo le "menti corte", come è stato definito questo popolo, hanno dato fama all'Italia intera. Già nel 1787 lo studioso tedesco Wolfgang Goethe ha scritto: "L'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito, soltanto qui è la chiave di tutto". 
Il popolo siciliano ha anche dato numerosi esempi di autentico culto per l'umanità, come la proposta di "abolizione della pena di morte", avanzata da un palermitano Argisto Giuffredi nel 1580, ben due secoli prima di Cesare Beccaria. Quelli che vengono definiti "terroni" o "menti corte" sanno cos'è l' "amore per la libertà" e il "rispetto per la democrazia", basti solo pensare alla Costituzione siciliana del 1848, da cui ha preso spunto quella italiana. 
"La liberazione della potenza atomica ha cambiato tutto, tranne il nostro modo di pensare" ha affermato Eintein nel 1951. E dai commenti che ancora oggi si leggono su Google e su Facebook sembra essere ancora così. La Sicilia è stata sempre "depredata", di opere, risorse e cervelli, ma fortunatamente risorge sempre. Hanno provato a toglierci anche la "dignità" ma chi ha la Sicilia nel sangue conosce la vera storia e può con orgoglio andarne fiero/a. Meglio per oggi metterci un punto, ma non è detto che presto non tornerò sull'argomento raccontandovi altri aneddoti.
Alla fine, da qualsiasi punto di vista vogliamo commentare il proverbio, ci rendiamo conto che "tutto il mondo è come casa nostra", perché ovunque andiamo, siamo noi a portarci dietro le nostre tradizioni, le nostre radici, la nostra storia. Vedi i siciliani in America, vedi la donna quando si sposa o va a convivere. Alla fine ci manca quello che di buono, beni materiali e immateriali, avevamo prima e lo ricreiamo ovunque siamo, per lenire la nostalgia che ci assale e sentirci vicini a qualcosa o a qualcuno che forse non rivedremo più. E poi la creatività a noi siciliani di certo non manca, quindi sappiamo non solo riciclare bene ma anche creare del nuovo. Siamo come l'araba fenicia, risorgiamo sempre dalle nostri ceneri.

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