sabato 12 ottobre 2013

PROCURA APRE INCHIESTA SU MANCATA CATTURA DI MATTEO MESSINA DENARO

La Procura di Palermo ha aperto un'inchiesta per fare luce sulla mancata cattura del boss castelvetranese Matteo Messina Denaro, denunciata nei mesi scorsi con un esposto dal maresciallo dei carabinieri Saverio Masi, testimone d'accusa al processo sulla trattativa Stato-mafia. Il fascicolo al momento è ancora a carico di ignoti. I titolari dell'inchiesta sono l'aggiunto Maria Teresa Principato e il sostituto Maurizio Agnello. Masi, che ora è nella scorta del pm Nino Di Matteo, che indaga sulla trattativa Stato-mafia, ha denunciato di essere stato stoppato dai suoi superiori. Il sottufficiale, che ha raccontato di essere stato già sulle tracce del latitante alla fine del 2003, ha riferito di avere incrociato, a marzo del 2004, mentre girava in auto per le strade di Bagheria, una vettura che gli aveva tagliato la strada. A bordo c'era, secondo il militare, Matteo Messina Denaro. Ha dichiarato di averlo seguito fino ad una villa, scoprendo che il latitante aveva un appuntamento con una donna. A quel punto Masi stilò una relazione di servizio. Il maresciallo avrebbe chiesto all'epoca l'autorizzazione a proseguire le indagini, ma i superiori gli avrebbero chiesto di cancellare dalla relazione l'identità del proprietario della villa e quella della donna che aveva fatto entrare nella villa il boss castelvetranese. Nei giorni scorsi il sottufficiale, Saverio Masi, è stato condannato dalla corte d'appello di Palermo per falso materiale e truffa a sei mesi per una vicenda legata a una contravvenzione. Avrebbe cercato di farsi togliere una multa di cento euro, producendo una relazione in cui si attestava che al momento dell'infrazione era in servizio con l'auto privata. Per l'accusa avrebbe apposto la falsa firma del superiore sotto la relazione. "Lascia sgomenti – ha dichiarato il suo legale, l'avvocato Giorgio Carta - che un militare che ha dato tanto allo Stato, sia processato con l'accusa di aver falsificato un atto al solo fine di far annullare un verbale del codice della strada".  Dopo la sentenza, Masi ha incassato la solidarietà del movimento delle Agende Rosse. Al momento della lettura della sentenza alcuni tra i presenti in aula hanno accolto il dispositivo urlando "vergogna, vergogna". Contemporaneamente alla vicenda giudiziaria legata alla contravvenzione, l'avvocato Carta è stato oggetto, da parte dei superiori del suo assistito, di una denuncia penale, per diffamazione, e di un esposto al Consiglio dell'ordine degli avvocati in merito alla conferenza stampa tenuta lo scorso 14 maggio e decisamente non gradita a qualcuno ai vertici dell'Arma. In quella occasione Carta aveva denunciato pubblicamente, insieme ad un collega, i due esposti presentati dai marescialli dei carabinieri Saverio Masi e Salvatore Fiducia, che hanno denunciato i loro superiori gerarchici, accusandoli di avere intralciato le indagini con ostacoli ed omissioni frapposte fra il 2001 ed il 2004, prima alla cattura di Bernardo Provenzano e successivamente a quella di Matteo Messina Denaro. Su tutto ciò adesso vuole fare luce la Procura di Palermo.
di Irene Cimino per

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