giovedì 3 ottobre 2013

NAPOLI - ASSISI. SCAMBIO DI RENI PER SALVARE LE PROPRIE MOGLI

Primo caso in Italia. L'operazione al Policlinico di Siena
Utilizzato il robot Da Vinci per ridurre le perdite di sangue

Vuoi donare un rene per salvare tua moglie. Rinunci a un pezzo di te, del tuo corpo, per vedere finalmente sorridere la donna che ami, la persona che ti accompagna in questo bizzarro cammino che è la vita, la tua anima gemella. Ma il sacrificio è vano perché non siete compatibili. Il sogno s’infrange. Da qualche parte, a centinaia di chilometri di distanza, c’è però un’altra coppia che affronta lo stesso calvario. Destini incrociati. Anche a loro, tuttavia, manca qualcosa. Ma la combinazione perfetta esiste. Basta uno scambio. Così tu doni un rene alla donna di un altro, che non conosci neppure, una moglie in difficoltà. E un altro uomo, un altro marito in pena, fa lo stesso con tua moglie. Altruismo. Amore su amore. Agape, amore fraterno, smisurato, quello che ti sorprende e ti commuove, quello di cui parla Papa Francesco nell’emozionante colloquio con Eugenio Scalfari. Sembra una favola, da raccontare ai bambini per farli addormentare. È successo davvero, invece. È successo a Paolo Lo Savio e Anna Bruno, entrambi napoletani. Lei ha un’insufficienza renale. Un’odissea quotidiana. Sacrifici e dolore, l’incubo della dialisi. Lui, in perfetta salute, non ce la fa più a vederla combattere mentre si aggrappa alla vita, tenacemente. Allora vince paure ed angoscia e decide di donarsi. La stessa, identifica situazione si verifica contemporaneamente ad Assisi. Paola Masciolini ed Antonio Belello sono sposati da molti anni. Lei sta male, lui vuole aiutarla a tutti i costi. Sono compatibili al 96 per cento. Paolo ed Anna, invece, non lo sono affatto. Ecco che entra in scena, come un deus ex machina, il Policlinico Santa Maria delle Scotte di Siena. E all’istante le tessere del mosaico si compongono, i puntini si uniscono. I medici effettuano tutte le analisi e scoprono che il doppio trapianto assicura una compatibilità del cento per cento. In più per la coppia perugina è possibile migliorare la differenza di età tra donatore e ricevente. I due mariti non ci pensano neppure un istante e accettano. «Ci ha convinto uno sguardo - racconta Antonio - Forse perché quando si vivono drammi del genere si crea subito empatia. Certe cose si sentono dentro e si fanno senza dover riflettere, sono scelte di cuore». E Paolo, con il groppo in gola, aggiunge: «È stata un’esperienza unica, incredibile, che ci ha insegnato tanto. Ogni volta che ricordo quei momenti mi commuovo». Oggi il peggio è passato. Anna e Paola sono state operate nei mesi scorsi, stanno bene e si sono lasciate la malattia alle spalle. Non era mai successo in Italia. A seguirle è stato il team di chirurgia generale e trapianti, diretto da Mario Carmellini, ma l’intervento ha coinvolto anche il chirurgo Andrea Collini, il reparto di nefrologia, dialisi e trapianto, guidato da Guido Garosi, l’equipe anestesiologica e il personale del blocco operatorio. Come se non bastasse c’era anche da fronteggiare un altro problema. La coppia napoletana, entrambi testimoni di Geova, ha rifiutato ogni trattamento emotrasfusionale: «Per consentire un maggiore risparmio di sangue - spiega Lo Savio - è stato quindi eseguito, per la prima volta a Siena, un prelievo renale con il robot «Da Vinci», attivando in contemporanea tre sale operatorie». Una favola, a lieto fine. Le due famiglie, ormai legate da un rapporto indissolubile, sono sempre in contatto, si incontrano, si tengono strette. E hanno ricominciato a vivere.
da 

Nessun commento:

Posta un commento