martedì 15 ottobre 2013

MAFIA. 7 ARRESTI NELL'OPERAZIONE "NUOVO MANDAMENTO 3". VOLTI E NOMI.

I carabinieri di Monreale hanno eseguito sette misure di custodia cautelare nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in estorsione aggravata e continuata, concorso in tentata estorsione aggravata e continuata, furto di bestiame”.
L’operazione di questa mattina è un ulteriore approfondimento dell'indagine “Nuovo Mandamento”, che ha documentato la riorganizzazione territoriale di cosa nostra nella parte occidentale della provincia di Palermo, con la creazione di una nuova sovrastruttura di coordinamento, individuata nell’area di Camporeale, dei due storici mandamenti mafiosi di San Giuseppe Jato e Partinico, e che ha già portato, l’8 aprile 2013 e il 17 settembre 2013, all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 46 persone, tra capi e gregari, per un totale di 53 arresti. Le ordinanze, eseguite dai militari questa mattina, sono state emesse dal Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della Dda, le cui indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti procuratori Sergio Demontis e Daniele Paci, nell’ambito del terzo troncone dell’operazione antimafia “Nuovo mandamento” che ha realmente disarticolato Cosa nostra in alcuni dei suoi centri nevralgici. La terza parte dell’inchiesta è iniziata dopo le dichiarazione di due imprenditori vessati dalle richieste di pizzo, mentre stavano realizzando alcune opere pubbliche, tra queste quella inerente il parcheggio multipiano in via Giovanni Falcone a Montelepre. Nelle scorse settimane in un camion della ditta Elimar srl, con sede legale a Palermo, in via Giacomo Serpotta, ma con gruppo operativo a Giardinello, era stata trovata una testa di capretto. Non è stata una denuncia spontanea quella rilasciata dalle due vittime del racket. Sono stati i carabinieri ad andare a cercare i due imprenditori edili. Che di fronte all'evidenza del materiale probatorio, dicono gli investigatori, hanno ammesso di essere finiti nella morsa del racket. Si tratta comunque di una crepa importante nel muro di omertà visto che in provincia di Palermo impera il silenzio. Il nuovo blitz scattato in provincia ha portato all'arresto di cinque componenti della famiglia di Montelepre e un affiliato alla cosca di Giardinello. Il settimo finito in carcere è l’autista dell’ex sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia, arrestato ad aprile per estorsione e concussione, perché avrebbe preteso da un imprenditore, che stava ristrutturando la palestra comunale, il pagamento del pizzo e di una tangente.Quattordici mila euro in tutto. Soldi che sarebbero serviti per la gestione del super mandamento di Camporeale che oggi ingloba San Giuseppe Jato e Partinico. In particolare, i soldi per la palestra l'imprenditore li avrebbe dati a Giuseppe Lombardo, boss di Montelepre poi rimosso dal capo mandamento Antonino Sciortino, al sindaco Tinervia e all'autista del Comune, Salvatore De Simone, accusato di concorso in estorsione.

Tra gli ultimi arrestati spiccano i nomi


di Salvatore De Simone, 57 anni, sposato con la zia del capomafia di Montelepre, Giuseppe Lombardo










di Antonino Lombardo, 65 anni, figlio del boss storico Vincenzo e padre di Giuseppe, reggente della cosca in due diversi periodi tra il 2011 e il 2012





 



di Giacomo Maniaci, 37 anni, reggente del mandamento dal novembre del 2011 a marzo 2012 









di Giuseppe Vincenzo Cucchiara, 53 anni, coreggente della cosca






 




di Santo Abbate, ultrasettantenne, vice capomafia dall’estate del 2011 al novembre del 2011 








di Vincenzo La Corte, 27 anni, della famiglia mafiosa di Monreale e responsabile della decina di Pioppo





 




e di Raimondo Liotta, 47.

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