mercoledì 9 ottobre 2013

MAFIA: LA CATTURANDI STRINGE LA CINGHIA A MATTEO MESSINA DENARO

Nuovo duro colpo al patrimonio del super latitante Matteo Messina Denaro. Un'operazione nell'ambito
dell'intervento ricompreso a pieno titolo nella complessiva manovra investigativa condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani, finalizzata alla ricerca di Matteo Messina Denaro, ha portato questa mattina al sequestro di beni per il valore di 38 milioni di euro, riconducibili al boss latitante castelvetranese e alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. Il provvedimento, emesso dal tribunale di Trapani, su richiesta della Dda di Palermo, si lega alle indagini che, dopo aver portato all'arresto di esponenti di spicco dell’organizzazione criminale, ha contestualmente individuato un ingente patrimonio accumulato dal sodalizio, comprendente aziende olearie, attività commerciali, abitazioni, terreni e numerosi rapporti bancari, il tutto concentrato nelle province di Trapani, Varese e Milano. Il tribunale di Trapani ha disposto il sequestro di due strutture industriali, quattro società attive nel settore olivicolo, 181 immobili, tra cui ville, appartamenti, magazzini e terreni agricoli, 20 autovetture, nonché 43 rapporti bancari anche in Svizzera e cinque polizze assicurative. Il patrimonio colpito è quello riconducibile agli esponenti mafiosi Filippo Greco, Simone Mangiaracina e Vito Signorello, e agli imprenditori Antonino Moceri e Antonino Francesco Tancredi, arrestati il 12 dicembre 2011, per associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, aggravata dall'art. 7 della legge 356/92. Quando li arrestarono erano degli insospettabili imprenditori. Nel dicembre di due anni fa i loro nomi saltarono fuori nell'inchiesta antimafia denominata "Campus Belli" che smantellò la cosca di Campobello di Mazara, roccaforte del super latitante Matteo Messina Denaro, facendo luce anche sulle modalità di controllo delle attività economiche e produttive del territorio da parte del clan. In quell'operazione venne sequestrata un'impresa olivicola, riconducibile al clan, del valore di circa 2 mln. Nel operazione "Campus Belli", oltre al capo della "famiglia mafiosa" campobellese Leonardo Bonafede, detto "u zu Nardino", venne arrestato Filippo Greco, considerato uno dei principali finanziatori e "consigliere economico" dell'organizzazione, che da tempo si era trasferito a Gallarate. C'era chi aveva fatto fortuna nel Nord Italia e persino chi godeva dell'aiuto che lo Stato garantisce alle vittime della mafia. Fra gli uomini a disposizione del clan di Messina Denaro, nel medesimo provvedimento vennero prese misure cautelari anche nei confronti di Cataldo La Rosa e Simone Mangiaracina, considerati il "braccio operativo" del capo della famiglia mafiosa. Gli accertamenti bancari a carico del nucleo familiare di La Rosa hanno rivelato un risarcimento, destinato alle vittime della mafia, di € 2.000.000,00, erogato dal ministero dell’ interno e risultato indebitamente percepito dagli eredi di Salvatore Stallone, cognato dello stesso La Rosa, ucciso a Campobello di Mazara negli anni Ottanta. Alla sorella di Stallone, moglie di La Rosa, le era stato riconosciuto lo status di vittima della mafia. Poi, le ricostruzioni degli inquirenti hanno permesso di accertare la vera caratura criminale di Stallone e di inquadrare la sua eliminazione nel contesto di una guerra di mafia. Le acquisizioni investigative emerse sono state poste all'attenzione del Ministero degli Interni, che ha proceduto alla revoca del beneficio economico concesso, disponendo il conseguente recupero delle somme. Le indagini hanno, inoltre, evidenziato come gli appalti pubblici e il settore olivicolo erano fra i più remunerativi per Messina Denaro, a favore del quale organizzavano riservati incontri, eseguivano gli ordini più svariati e controllavano le attività economiche che si svolgevano sia nel settore edile e sia, soprattutto, nel mercato olivicolo, occupandosi anche del sostentamento degli associati detenuti. Oltre ad individuare l'entità del patrimonio occulto dei prestanome della famiglia campobellese, l’attività ha consentito di delineare l’asse economico, alimentato con conferimenti di "sospetta provenienza" nel settore imprenditoriale, mediante l'acquisizione di due strutture industriali ed importanti oleifici a Campobello di Mazara e immobiliare, con la realizzazione di fabbricati ad uso privato e vasti terreni ubicati nel trapanese e nella provincia di Varese. In particolare, l’indagine patrimoniale ha accertato la riconducibilità alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara degli oleifici della Moceri Antonino & c. S.r.l. e dell'Eurofarida s.r.l., che il capo mafia Leonardo Bonafede, già nel 1993, aveva intestato fittiziamente agli imprenditori Antonino Tancredi ed Antonino Moceri, per sottrarli al provvedimento ablativo successivo alla sua condanna per associazione mafiosa. Le stesse aziende negli anni sarebbero diventate dei contenitori dove trasferire capitali illeciti. In tale contesto, è stato anche documentato come le somme venivano utilizzate per commissionare importanti lavori alle imprese riconducibili all'imprenditore edile Rosario Cascio, storicamente al servizio di Messina Denaro.
di Irene Cimino per

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