martedì 29 ottobre 2013

CONDANNATO A 30 ANNI DI RECLUSIONE REO CONFESSO DELL'OMICIDIO DI PADRE MICHELE

Il giudice per le udienze preliminari di Trapani, Massimo Corleo, ha condannato a trent'anni di reclusione, per omicidio a scopo di rapina, Antonio Incandela, il disoccupato, di trentadue anni, reo confesso dell'assassinio di padre Michele Di Stefano. L'anziano sacerdote venne ucciso il 26 febbraio scorso all'interno della canonica della chiesa Gesù Maria e Giuseppe di Ummari. Il pubblico ministero Massimo Palmeri aveva chiesto la condanna dell'imputato alla pena dell'ergastolo, ma il giudice ha escluso la premeditazione. Il trentaduenne è stato condannato anche a risarcire i familiari dell'anziano sacerdote, costituitisi parte civile, assistiti dall'avvocato Vito Mancuso. Antonino Incandela, unico indagato per l'omicidio di padre Michele Di Stefano, lo scorso 21 ottobre, era comparso dinanzi il giudice Corleo chiedendo ed ottenendo dal giudice per le udienze preliminari di Trapani il rito abbreviato. L'imputato, oltre che di omicidio e rapina, risponde anche di una serie di furti commessi da solo ed insieme con altri soggetti. Oltre ai familiari del sacerdote ucciso, per la serie di furti perpetrati, si erano costituiti parte civile anche il Comune di Valderice, la società Siciliana Inerti Bituminosi, azienda confiscata alla mafia attualmente in amministrazione giudiziaria, e la Fondazione Giuseppe Ruggirello. Si attendono le motivazioni della sentenza, emessa oggi pomeriggio, al termine di un processo lampo, per fare un po' di luce su un caso che fino alla sentenza è stato coperto da molti aspetti oscuri. L'avvocato difensore di Incandela, Orazio Rapisarda, ha già annunciato il ricorso in appello. Nonostante la condanna, l'omicidio del parroco di Ummari, tra luci ed ombre, resta avvolto ancora nel mistero, essendo a tutt'oggi poco chiaro il movente del reo confesso, che ha ammesso l'omicidio ma ha cambiato più volte la motivazione del gesto commesso. Incandela, arrestato dai carabinieri quasi due mesi dopo l’omicidio, dapprima ha raccontato agli inquirenti che nutriva rancore nei confronti del sacerdote, perché non condivideva il contenuto di alcune omelie, poi, successivamente ha sostenuto di essere stato oggetto di attenzioni morbose del prete quando era adolescente.

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