mercoledì 16 ottobre 2013

BELI'CE/EPICENTRO DELLA MEMORIA VIVA DI GIBELLINA A "LE VIE DEI TESORI"

Il museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva di Gibellina partecipa il 19 e 20 ottobre con due appuntamenti “fuori porta” alla VII edizione de “Le vie dei Tesori” che si svolge a Palermo. 
Il 19 ottobre 2013, alle 18, all’Ex Convento ai Teatini di Palermo, “Il Belìce, la rivolta degli ultimi” un’iniziativa prodotta da CRESM_BELÌCE/EPICENTRO DELLA MEMORIA VIVA in collaborazione con AAMOD e Comunità Urbane Solidali, L’utopia – o forse l’eresia – della giustizia raccontata dal protagonista delle lotte contadine nel Belìce: Lorenzo Barbera, il sociologo che con Danilo Dolci guidò le battaglie per la ricostruzione dopo il terremoto. Autore del libro “I ministri dal cielo”, Barbera racconta quell’esperienza con fotografie e video. Un resoconto duro, spietato, la presa diretta di una classe politica inadeguata di fronte alla tragedia di un popolo devastato dal lutto. Un libro oggi ripubblicato che secondo Goffredo Fofi conserva ancora, a distanza di molti anni, “l’attualità delle sue conclusioni: di fronte a un governo ingiusto, a una classe dirigente ipocrita e autoreferenziale”. A presentare il libro la regista Costanza Quatriglio che utilizzerà video dell’epoca e filmati inediti. A leggere alcuni brani del libro, l’attore Roberto Nobile.
Il 20 ottobre alle ore 21, al Piccolo Teatro Patafisico di Palermo,”Radio Belice non trasmette”, un progetto di Giacomo Guarneri e Marcella Vaccarino scritto da Giacomo Guarneri. Con Dario Muratore e Giacomo Guarneri, regia Marcella Vaccarino e Giacomo Guarneri musiche originali Angelo Sicurella, suono, luci, scenotecnica Francesco Vitaliti, liberamente ispirato a “I ministri dal cielo”, di Lorenzo Barbera una produzione di CRESM e La Pentola Nera in collaborazione con Belìce/EpiCentro della Memoria Viva.
“Radio Belice non trasmette” è un progetto teatrale, originale radiocronaca, testo corale, una sorta di Spoon River ambientata ai tempi del terremoto del Belice. Siamo negli anni Sessanta ma quel mondo evocato non è purtroppo estraneo o lontano da noi. La storia italiana è già tutta lì, in quegli anni Sessanta, stesse logiche, analoghi interessi, tragedie che segnano, ricostruzioni promesse e disattese. Il testo fa della odierna povertà di risorse un’opportunità drammaturgica. Si sviluppa infatti per flash di ricordi, i personaggi evocati sono “presi in carico” dagli unici due attori in scena mantenendo un tessuto linguistico, una tensione e un concertato narrativo coerente e mai retorico. "All’inizio fissavamo il cielo a bocca aperta, in uno schiamazzo di pulcini affamati. I ministri scendevano con l’elicottero. Piovevano dal cielo come le intemperie, la manna, le catastrofi naturali. Elargivano favori, decretavano sentenze, e di nuovo sparivano in cielo. Finché un giorno il primo abbassò lo sguardo e incrociò gli occhi di un altro, e di un altro ancora. A poco a poco tutti, o quasi, ci guardammo negli occhi. L’idea dell’assemblea ci sembrò un’idea luminosa, un’epifania. La comunità si dispose in cerchio e il cerchio cominciò a parlare una sola voce".

Ingresso 5 euro con tesseramento

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