martedì 1 ottobre 2013

ARRESTATO LATITANTE MESSINESE IN GERMANIA. DOPO 2 ANNI DI LATITANZA ADESSO 16 ANNI DI CARCERE

Il latitante Vincenzo Crascì, figura di spicco della famiglia Chiofaliani di Messina, dopo una lunga indagine dei carabinieri, è stato fermato dalle teste di cuoio tedesche. Condannato a 21 anni per omicidi, estorsione e altri reati gravi, era scappato all'estero con la famiglia da Parma, dove aveva vissuto per dieci anni.
Una nuova identità, un nuovo lavoro ed un appartamento, in una ridente località tedesca sul lago di Costanza, la cittadina di Singen, dove vive una numerosa comunità italiana. Vincenzo Crascì per due anni è riuscito a mescolarsi tra gli immigrati siciliani e calabresi, senza dare nell'occhio. Pochi avranno immaginato che l'imbianchino messinese fosse in realtà una figura di spicco, un capo zona, della famiglia Chiofaliani, condannato per associazione mafiosa in uno dei più lunghi processi della Sicilia, il Mare Nostrum. A suo carico 21 anni di carcere per omicidi plurimi in concorso ed estorsione, più una lunga lista di altri reati. Nel 2011 è arrivata l'esecuzione della sentenza. Da scontare ancora 16 anni di carcere duro, il ben noto 41 bis. La notizia raggiunge Crascì a Parma, dove vive da 10 anni insieme alla famiglia. Una vita tranquilla. Gestisce prima un negozio di ortofrutta e poi un bar, sempre insieme alla moglie. Ma dal primo marzo di quello stesso anno scompaiono, di lui e dei famigliari non si hanno più notizie. Le ricerche scattano immediatamente. Viene allertata anche l'Interpol. Il 54 enne è un personaggio di spicco, tanto che avrebbe potuto meritare un posto nella lista dei 100 maggiori ricercati, se non fosse stato individuato. Per farlo ci vorranno due anni di complesse indagini dei carabinieri, in collaborazione con la polizia federale tedesca. L'Arma comincia dalla famiglia e dagli amici. Si scopre per esempio che la moglie del fuggitivo aveva avvisato la scuola che la figlia sarebbe stata assente per una settimana, dovendo recarsi in Germania. Ma trascorsi sette giorni nessuno l'ha più vista. Le intercettazioni telefoniche confermano la fuga all'estero. La moglie, insieme ai due figli, si trova in Germania, nella regione del Baden Wurttemberg, in una cittadina sul lago di Costanza, Singen, dove c'è una numerosa comunità di italiani. Crascì non lascia nulla al caso. Come ulteriore precauzione decide di non vivere con i famigliari, ma affitta una casa per conto proprio. La pazienza e la costanza premiano le forze dell'ordine. La polizia federale tedesca lo scorso agosto, dopo una febbrile attività investigativa condotta insieme al nucleo investigativo dei carabinieri, localizza con esattezza il ricercato. Il tre settembre scatta il blitz delle teste di cuoio. Crascì è arrestato senza opporre resistenza. Nella giornata di martedì primo ottobre è atteso il suo arrivo a Fiumicino. E' l'epilogo dell'operazione "Wanted". Lo aspettano, dopo due anni di latitanza, 16 anni di carcere.

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