lunedì 7 ottobre 2013

ARCHITETTO DEVE RISARCIRE 300 MILA EURO ALLA REGIONE PER NON AVER SVOLTO A PIENO IL SUO COMPITO NEL SEGUIRE LA COSTRUZIONE DEL AUTOPARCO COMUNALE DI CASTELVETRANO

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale d’appello per la Regione Siciliana, con la sentenza 258/A/2013, ha condannato, confermando la sentenza di primo grado, l’architetto Pietro Salamone, 64 anni, di Borgetto, a pagare trecentomila euro all’Assessorato regionale ai Lavori pubblici per un lavoro concluso nel 1994. L’opera pubblica tanto discussa è l’autoparco comunale di piazzale Gentile a Castelvetrano, il cui progetto di costruzione era stato redatto dall’arch. Salamone nel novembre del 1997. L’incarico gli era stato conferito dall’amministrazione comunale dell’epoca. La Sezione d'appello ha rigettato il ricorso presentato dal progettista, contro la sentenza di condanna emessa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti il 2 gennaio 2012, confermando integralmente le statuizioni di condanna emesse dai giudici di primo grado. L’importo che Salamone deve all’Assessorato regionale è pari alla quasi metà della somma stanziata per l'opera. Per la realizzazione dell’autoparco, l’Assessorato regionale ai Lavori Pubblici, con decreto n.1089 del 29.7.1988, aveva concesso un finanziamento di £. 1.300.000.000 (pari ad € 588.524,48). Il relativo appalto era stato aggiudicato alla ditta “Costruzioni Edili di Puccio Antonino s.n.c.” di Palermo, mentre la direzione dei lavori era stata affidata allo stesso arch. Salamone. Il professionista consegnò il progetto l'anno successivo e i lavori vennero iniziati nel settembre 1991, sotto la sua direzione, e terminati nel febbraio 1994. Ma i problemi arrivarono con le operazioni di collaudo statico ed amministrativo, avviate nel 1995 e concluse nel 2003, con una lunga serie di rilievi tecnici, che avevano avuto esito negativo. In particolare, dopo aver effettuato, avvalendosi del supporto della ditta specializzata “Geolab s.r.l.” di Palermo, complesse ed accurate verifiche sulla staticità e sulle modalità di costruzione del fabbricato, l’ing. Mancuso del Comune di Castelvetrano aveva redatto la relazione, il 22.4.2003, evidenziando che: “Le ispezioni effettuate hanno rilevato i dissesti, di cui alcuni in fase progressiva”. Tra le difformità e le incertezze, l’ingegnere evidenziava, in particolare, “danni di grave livello nei pannelli di muratura esterni e negli elementi divisori interni”, lesioni continue “all’intradosso dei solai misti di primo impalcato”, oltre a “difformità, rispetto a quanto previsto nel progetto delle strutture, relativamente alle altezze dei pilastri di piano terra”. Infine contestava la “mancata realizzazione nei pannelli divisori esterni delle nervature verticali di collegamento ad ogni interpiano”. Il Mancuso aveva, altresì, sottolineato che il direttore dei lavori “non aveva redatto la relazione a struttura ultimata corredata dai certificati delle prove eseguite sui materiali utilizzati, dal certificato d’origine e di conformità dei manufatti in cemento armato, dalle risultanze di eventuali prove di carico”, e fatto ancora più grave “non aveva neppure richiesto all’Ufficio del Genio Civile il certificato attestante la conformità del fabbricato alla normativa antisismica”. A causa dei predetti vizi di costruzione, alcuni comportanti un progressivo dissesto, e del consequenziale esito negativo del collaudo, l’autoparco era rimasto praticamente inutilizzato, tanto da portare, nel novembre 2009, il sindaco di Castelvetrano, Gianni Pompeo, ad inviare una nota alla Procura regionale della Corte dei Conti. Alla fine l'opera in se inutilizzata ha un vissuto storico: 7 anni per terminare l'opera mai utilizzata, 15 anni per i rilievi tecnici, 4 anni di vicende giudiziarie, ed infine 26 anni per mettere un punto a questa interminabile vicenda, stabilendo che da adesso, forse, con le dovute ristrutturazione Castelvetrano potrà avere un autoparco comunale. 
di Irene Cimino per 


fonte: clicca per l'intera sentenza su www.corteconti.it

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