venerdì 6 settembre 2013

TUTTA COLPA DI UNA BICI. LITIGA CON LA VICINA, A GIUDIZIO LA SORELLA DELLA KYENGE

Per colpa di una bicicletta, la sorella del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, Kapya detta `Dora´, è
stata denunciata da una donna albanese che ha raccontato di essere stata insultata e presa a pugni dalla signora Kyenge. Ora dovranno comparire davanti al giudice di pace. Kapya Kyenge non voleva vederla appoggiata contro il muro del condominio di edilizia popolare dove abita a Ginestreto di Pesaro. La sua vicina di casa albanese Aferdita Beqiri invece la voleva appoggiare su quel muro, ma `Dora´, dipendente part time all’Ipercoop di Pesaro, ora in aspettativa e spesso a fianco della sorella nelle occasioni ufficiali, non lo tollerava perché considerava quel muro di sua proprietà e non del condominio.  Una banale lite di vicinato tra due immigrate, anche se una è imparentata con il rappresentate del Governo che si occupa appunto dell’integrazione degli stranieri e dei nuovi cittadini italiani. Una tensione che però è cresciuta di intensità fino al 18 aprile scorso quando `Dora´, alla presenza di testimoni, avrebbe preso a pugni e insultato la vicina, lasciandosi andare ad un riferimento alla sua nazionalità e ad una frase italianissima: «ho le spalle coperte, mia sorella è in Parlamento». Un mese dopo la Beqiri l’ha querelata e ora la sorella del ministro dovrà rispondere di questo episodio davanti al Giudice di pace: dopo avere chiuso l’inchiesta la Procura di Pesaro ha chiesto la data di fissazione del processo, non ancora definita, un atto che equivale alla richiesta di rinvio a giudizio per la procedura davanti ad un giudice ordinario.  Le accuse non sono di poco conto: lesioni (cinque giorni di prognosi), minacce e ingiurie. L’avv. Rosaria Cipolletta, che tutela l’albanese, si affretta a distinguere il fatto dall’attività del ministro dell’Integrazione. «La mia cliente ci tiene a dire che la vicenda non c’entra nulla con il ministro Kyenge, che stima molto condividendone le battaglie per l’integrazione». Aferdita Beqiri «è ricorsa alla querela dopo una serie di aggressioni per motivi di vicinato. Gli insulti e l’aggressione fisica del 18 aprile scorsi non potevano rimanere lettera morta perché altrimenti sarebbero continuati per anni». Ora chiede «che il tribunale punisca certi atteggiamenti che non possono essere tollerati, neppure dalla sorella dell’ottimo ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge».  Su questo intreccio di liti condominiali e tensioni fra stranieri entra a gamba tesa anche Forza Nuova, che ha sempre contestato la Kyenge e le sue politiche in tutte le piazze in cui si è presentata e che ora parla di «violazione della legge Mancino che punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi e nazionali». «Il razzismo e l’odio per lo straniero che la ministra Kyenge imputa ai militanti di Forza Nuova - osserva Roberto Fiore, leader nazionale del movimento di ultradestra - se lo ritrova nella sua immensa famiglia poligamica». «La società multirazziale è un falso mito - conclude -, l’immigrazione non è una risorsa e l’integrazione non esiste. La sua famiglia e il comportamento razzista di Dora Kyenge ne sono una lucida dimostrazione».

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