lunedì 16 settembre 2013

TROVATA LA CORRISPONDENZA CHE NEL PERIODO DELLA "QUESTIONE ROMANA" LEGAVA ANCORA GARIBALDI AL PATRIOTA CASTELVETRANESE, FRA' PANTALEO,


Tre lettere autografe di Giuseppe Garibaldi indirizzate a fra’ Giovanni Pantaleo, patriota di Castelvetrano e
cappellano dei Mille, sono state rinvenute tra le diverse centinaia di volumi, manoscritti e alcuni importanti documenti storici sulla cultura siciliana e molte lettere di storici, intellettuali e letterati, che gli eredi dello storico e drammaturgo Gianni Diecidue hanno donato nei mesi scorsi al Comune di Castelvetrano, che ha diffuso la notizia. Le lettere, una spedita da Vinci nel 1867 e due inviate da Caprera tra il 1869 e il 1870, sono state individuate da Vincenzo Maria Corseri, consulente per le attività culturali dell’amministrazione comunale, nonché socio del Club Unesco Castelvetrano Selinunte. Le inedite missive che legano il frate castelvetranese all'eroe dei due mondi, dovrebbero colmare quel vuoto biografico che da Digione vede poi l'ex frate trasferito a Roma. Per i 150 anni della Spedizione dei Mille, la Regione Siciliana ha commissionato alla giornalista professionista Margherita Leggio, in quanto castelvetranese, la biografia di fra' Giovanni Pantaleo, visionabile sul sito della Regione, dalla quale si evince che "Nel 1862 vediamo il nostro Giovanni partecipare alla spedizione di Aspromonte (per cui subì anche un breve arresto) e poi raggiungere Garibaldi nella fortezza di Varignano, assistendolo durante l'operazione per estrargli la pallottola dalla gamba e quindi - scrive nella nota biografica Margherita Leggio - accompagnare il generale a Caprera. Ritroviamo ancora il nostro intrepido ex frate  nel Tirolo, sempre con Garibaldi, durante la III guerra d'Indipendenza, col grado di sergente; a Mentana, nel 1867; a Digione, col grado di capitano, sempre accanto al generale, durante la guerra franco-prussiana. Successivamente - continua la nota - Giovanni Pantaleo si trasferì a Roma, dove visse in grandi ristrettezze, con la madre, la sorella Filippa, e la famiglia che si era creato, avendo sposato a Lione, il 22 giugno del 1872, Camilla Vahè. Dopo la sua morte, venne costituito un "Comitato di Solidarietà" a favore della famiglia di Pantaleo, ormai caduta in miseria. A parte una somma di circa 7 mila lire, raccolte con pubblica sottoscrizione, il Governo concesse una rivendita di Sali e Tabacchi in provincia di Ferrara ai figli Elvezia, Giorgio Imbriani (così chiamato in ricordo di un caro amico caduto a Lione) e Clelia; alla vedova fu intestata una ricevitoria del Lotto a Messina e poi a Chieti. Garibaldi, in una lettera - conclude la giornalista castelvetranese - da Caprera del 13 ottobre 1866, scrisse: «Pantaleo è la personificazione del progresso italiano, morale e materiale»". Le tre missive saranno esposte a breve in via permanente presso i locali dell’Archivio Storico "Virgilio Titone" a Castelvetrano, che ospitano già la mostra dal titolo "Il cammino di Garibaldi: Castelvetrano e Partanna percorrendo la strada provinciale Zangara dei Prefetti Amari". Un’iniziativa che intende rivalutare il ruolo fondamentale che la città di Castelvetrano, insieme a Partanna e agli altri Comuni di Sicilia, ebbe nel sostenere la spedizione dei Mille. Nella lettera del 1867 Garibaldi sollecita fra’ Pantaleo a vigilare sulla solidarietà degli uomini della Chiesa per l’Unità d’Italia. Le altre due lettere sono ancora in fase di studio e di trascrizione. Inoltre, sempre tra il prezioso lascito documentario e librario del castelvetranese Gianni Diecidue, è stata rinvenuta una quarta lettera scritta a fra’ Giovanni Pantaleo da Stefano Canzio, genero di Garibaldi e figura di rilievo nella spedizione garibaldina. Dalla datazione delle lettere, 1867, 1869 e 1870, è interessante capire se nel contenuto si fa esplicito riferimento alla Questione Romana. Chi il 20 settembre 1870 era a capo delle truppe italiane che misero Roma sotto scacco, penetrando oltre le mura della città attraverso la breccia aperta nei pressi di Porta Pia? Forse si potrebbe ricostruire un periodo di storia che ancora oggi non è del tutto chiaro.

di Irene Cimino per 

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