giovedì 5 settembre 2013

TRASFUSIONI DI SANGUE INFETTO. CORTE EUROPEA CONDANNA LO STATO ITALIANO A RISARCISCE CIRCA 60 MILA CITTADINI

Circa sessantamila persone in Italia, di cui duemila solo in Sicilia, da anni combattono due battaglie. Una contro l'Epatite B, C o l'Hiv, che hanno cambiato le loro vite per sempre, l'altra contro lo Stato italiano, responsabile del contagio. E’ stata da poco emessa un’importante sentenza, quella del 3 settembre 2013 "M.C. ed altri 161 contro Italia", della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha stabilito che lo Stato deve versare a tutti gli infettati l'indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210 del 1992. La sentenza di Strasburgo, che tra l'altro, non riguarda solo i 162 ricorrenti, che hanno visto accolta la loro tesi, ma anche 
circa 60 mila cittadini italiani che si trovano nelle stesse condizioni, condanna l’Italia a versare, ai malati da trasfusioni di sangue infetto, gli arretrati dell'adeguamento Istat per l'indennizzo riconosciuto ai cittadini infettati, a partire dal momento del riconoscimento per legge della loro condizione. Il nostro paese infatti non ha mai pagato la rivalutazione annuale arrivando ad abolirla con il decreto legge n.78 del 2010, successivamente dichiarato incostituzionale nel 2011. "Nonostante la pronuncia di incostituzionalità, l’Italia - scrive l'avvocato Gianfranco Annino nel sito del suo studio legale - ha continuato ad ignorare le giuste pretese dei cittadini infettati che oggi riscuotono giustizia dalla Corte di Strasburgo. Altra cosa però è la corresponsione economica da parte dello Stato che potrebbe entro tre mesi chiedere la revisione della controversia davanti alla Grande Camera della Corte europea. La questione - precisa l'avv. Annino - si presta ad alcune considerazioni sul modo di operare dello Stato italiano. Intanto, è da rilevare il numero crescente di condanne che l’Italia riporta in sede europea per violazione di diritti umani e per la mancata applicazione della normativa europea che impone al giudice di disapplicare la normativa interna in contrasto con quella europea. In secondo luogo, rileviamo - si legge su www.avvocatoannino.it - la lontananza dei principi costituzionali che non trovano concreta applicazione nella vita giudiziaria quotidiana nel momento in cui lo Stato si pone sempre e comunque “di traverso” rispetto alle giuste pretese dei cittadini, arrivando ad assumere posizioni illegittime censurate dalla stessa Corte costituzionale. Tali posizioni illegittime - arringa l'avvocato - sono ancora mantenute nonostante le sentenze e nonostante l’evidenza delle ingiustizie compiute a carico dei cittadini. Si pensi anche alla questione “esodati” che ha creato una gravissima questione sociale, ad oggi irrisolta, dove a pagare il conto sono stati soltanto i lavoratori, senza alcun addebito di responsabilità politica ed economica nei confronti degli autori/responsabili della manovra. Ultima considerazione: non vi sono diritti se non vi è dall’altra parte uno Stato pronto a riconoscerli; e se ogni volta, per far valere un diritto - conclude Gianfranco Annino - è necessario passare attraverso una giustizia dall’alto costo, dai tempi biblici e dagli esiti incerti, ecco il fallimento del sistema, della Carta costituzionale e del contratto sociale". Più di uno di questi italiani infetti, consumato dalla malattia, non ha avuto la possibilità di assistere alla fine della battaglia civile da lui intentata contro il ministero della Sanità, e forse oggi sono gli eredi a ricevere quel risarcimento.

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