lunedì 2 settembre 2013

SPECIALE. UNO SGUARDO SULLE SALINE DEL TRAPANESE

Nel meraviglioso scenario delle Saline di Trapani, Paceco e Marsala, l’acqua del mare, l’energia del vento e
il calore del sole, guidati dalla mano dell’uomo in secoli di lavoro ed ingegno, sono gli ingredienti naturali per la produzione del sale. 
L’immensa distesa di acqua visibile da Erice, affacciandosi verso le Egadi, appare separata dolcemente da linee più scure che creano geometrie che regalano alle saline un aspetto esclusivo, mentre i mulini si stagliano contro il cielo in un silenzio ed un immobilità a volte surreale, quasi memori dei passati splendori. 
Si presenta agli occhi dei visitatori un paesaggio di isolette verdeggianti, i canneti, i mulini a vento, le bianche dune di sale, tegole, mare e tramonti che tingono il cielo di colori meravigliosi. 
Circondate da strade, strutture industriali, strette dal porto di Trapani e dalle villette di Nubia, le saline trapanesi mantengono nonostante tutto una bellezza ed un fascino unici. Una storia molto antica lega queste saline. Lo sfruttamento della zona costiera tra Trapani e Marsala risale al tempo dei Fenici che, accortisi delle condizioni estremamente favorevoli, vi impiantarono delle vasche per ricavare il sale, poi esportato in tutto il bacino del Mediterraneo. 
Dai Fenici si deve giungere ai Normanni per avere notizie certe delle saline trapanesi. Idrisi, famoso viaggiatore arabo, riporta la sua testimonianza, già nel periodo del regno normanno. Federico di Svevia le trasforma in un monopolio di Stato, che si mantenne durante la dominazione angioina. La Guerra del Vespro e la supremazia della corona aragonese, con il conseguente passaggio dell’isola ad essa, sancisce il ritorno della proprietà privata. Il porto di Trapani, dal 1572, diventa il più importante in Europa per l’esportazione del prezioso sale. 
Duecentomila tonnellate di sale all’anno, oltre 30 saline attive lungo la costa tra Trapani e Marsala, sono per secoli il vanto economico della popolazione isolana, che rifornisce le tavole di tutti i regni e le lingue. Alti e bassi si alternano nella storia economica delle saline che aumentano o diminuiscono a seconda degli eventi che colpiscono il territorio. 
Le guerre, le epidemie, il passaggio da un dominio all’altro, la concorrenza straniera influiscono sulla produzione e sul commercio del sale come qualsiasi altro campo. La storia recente parla di una rinascita, grazie alla rivalutazione del sale marino per l’organismo umano e all’amore di alcuni proprietari che hanno frenato l’espansione del cemento a danno delle saline. La via del sale viene identificata lungo la litoranea della SP21 per 29 km, da Trapani a Marsala.
 Gli specchi d’acqua, suddivisi da sottili strisce di terra, formano una scacchiera irregolare e multicolore. I colori spettacolari, amaranto, vermiglio, porpora, rubino, che le acque dalla salinità diversa assumono alle ore del tramonto, trasmettono atmosfere da sogno. 
Lo spettacolo è ancora più suggestivo in estate, al momento della raccolta del sale, quando le tinte rosate dell’acqua nelle varie vasche si intensificano e le vasche più interne, ormai prosciugate, brillano al sole. Sarebbe interessante poter assistere alla lavorazione del sale. Ogni salina è divisa ordinariamente in sei vasche. L’acqua di mare viene convogliata in grandi vasche chiamate “fridde” a ridosso della costa. Da qui, attraverso canali e chiuse, l’acqua viene trasferita in vasche dette “d’acqua cruda o retro calda”. Lunghi canali, per favorire l'evaporazione anche durante il trasferimento, collegano le vasche di retro calda alle vasche “messaggere o ruffiane”, le quali sono suddivise in vasche più piccole dette “caselle”. Un ultimo gruppo di vasche, chiamate “calde”, accolgono l’acqua di mare per terminare la produzione del sale. 
In esse l’acqua acquista un po’ di calore e diventa rossastra, per l’alta concentrazione di un micro organismo, l’artemia salina. Finalmente quest’acqua così curata diventa uno strato compatto. Allora gli operai con picconi e badili lo rompono e lo trasportano in una specie di piazzale detto Airone, ove lo ammucchiano a forma di piramidi, le quali, prima che venga l’inverno, sono ricoperte. 
Le tegole di terracotta che ricoprono i bianchissimi ed abbaglianti cumuli di sale sono antiche, lavorate a mano, e nella loro imperfezione, assumono un aspetto dolce, creando una simmetria particolare e affascinante con il prodotto del mare, del sole, del vento. 
I muretti che separano le vasche sono di tufo, proveniente dalle vicine Isole Egadi. 
Ogni salina è quasi tutta circondata da un canale, ove entrano particolari barche a vela dette “schifazzi”, che caricano il sale e lo trasportato, per la successiva lavorazione, pulitura e raffinazione. 
Il pompaggio dell’acqua e la macinazione del sale, oggi tutto meccanizzato, un tempo erano svolte per mezzo dei mulini a vento, alcuni ancora oggi conservati e ristrutturati. La presenza dei Mulini a vento e di queste enormi dune bianche di sale rende il paesaggio un quadro d’altri tempi. Tra i mulini, meta turistica da non perdere, è quello di Ettore Infersa che ospita il Museo del Sale, dove sono conservati parte degli antichi attrezzi usati per la coltivazione del sale. 









Pale, ceste, spire di Archimede, rullo di legno e di pietra, sono adagiati nei magazzini di un mulino bellissimo, a due passi dal mare, mentre pannelli esplicativi narrano la funzione e la struttura della salina. Di grande attrazione è la Riserva Naturale delle Isole dello Stagnone di Marsala, che prende il nome dall'omonima laguna, nonché arcipelago comprendente diverse isole tra cui Mozia (prossimo speciale). A rendere il paesaggio ancora più suggestivo e pieno di colori ci pensano gli sportivi ed amanti del Windsurf, in quanto l’acqua dello Stagnone è poco profonda ed allo stesso tempo è esposta a tutti i venti. 
di Irene Cimino per


Vi lascio alle immagini ... di saline e mulini nel trapanese ... al prossimo speciale

 




























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