lunedì 23 settembre 2013

SPECIALE. ANTICHI SAPERI ED UNICI SAPORI DEL "NETTARE DEGLI DEI" CUSTODITO NELL'ESTREMO LEMBO DELLA SICILIA OCCIDENTALE

Sospesa tra il blu del mare e il verde degli ulivi e delle viti, distesi a perdita d’occhio lungo la fascia costiera e
nell’entroterra, spadroneggia la provincia di Trapani. In questo luogo, all’estremo lembo della Sicilia occidentale, mito, storia e culture si incrociano da millenni, e qui convivono mulini ed uliveti, bagli e tonnare, contadini e marinai, templi e vigneti, antichi saperi e unici sapori. 
Percorrendo le valli si incontrano distese di viti che il clima mite e la natura dei terreni di queste zone permettono di crescere rigogliose. Basta la prima occhiata per comprendere che una delle caratteristiche fondamentali dei vini che producono è la coltivazione ad ‘alberello’. 
Basse, senza tronco allungato, vengono mantenute con le foglie che coprono i grappoli, trattenendo il calore che emana il terreno. Su tutto splende una luce ineguagliabile, diffusa, abbagliante, che esalta i pensieri e le sensazioni. I cangianti riflessi di questa luce si ritrovano nei vini e i liquori che assumono sfumature color dell’oro, dell’ambra o del rubino. Questa, per eccellenza, è la patria del nettare degli dei. La provincia di Trapani, con i circa 67.000 ettari di terreno coltivati a vigneto, vanta un passato enologico millenario. Da sola si presenta con il 45% del “Vigneto Sicilia” e con il primato di area vitata più estesa d’Italia, cui consegue una produzione di 4-5 milioni di ettolitri di vino annui. 
Da oltre duecento anni, le uve più diffuse per la vinificazione sono l’inzolia, il grillo e il catarratto e producono vini di grande pregio, apprezzati in tutto il mondo. Ma il re indiscusso fra i vitigni coltivati di questa terra resta il catarratto. Fu proprio a partire dal XIV fino al XVII secolo che nacquero in questi territori numerosi bagli e borghi per “edificar vigne e giardini”. L’industria enologica è la più grande industria provinciale che risale ai tempi dei Fenici e dei Greci che ne fecero conoscere ed apprezzare i prodotti in tutte le città costiere del Mediterraneo, facendone uno dei prodotti più importanti degli scambi commerciali dell’epoca. La grande industria si sviluppa nel periodo napoleonico e nei decenni successivi con gli investimenti degli inglesi, tra cui gli Ingham, i Woodhouse e i Whitaker. 
In periodo successivo, grazie alla massiccia flotta delle imbarcazioni mercantili della famiglia Florio e alla sua organizzazione commerciale, il Marsala, che dalla sua città prende il nome, diviene il vino più diffuso da dessert in Europa e inizia ad approdare anche negli Stati Uniti, confermando tutt’oggi la sua diffusione internazionale che ha portato la Sicilia sulle tavole di tutto il mondo. 
La provincia di Trapani, negli anni, ha conquistato sei tipologie di vini di Denominazione di Origine Controllata e tre di Indicazione Geografica Tipica. Vini e liquori Doc sono Delia Nivolelli, Alcamo, Erice, Salaparuta, Marsala e Moscato di Pantelleria. Camarro, Colli Ericini e Salemi sono riconosciuti Igt. 
I vini prodotti in queste terre variano la loro gradazione alcolica minima dagli 11° ai 12,5°. Le molteplici tipologie della denominazione d’origine mutano in relazione al vitigno, a bacca bianca o rossa. Si presentano in: Ansonica o Inzolia, Catarratto, Grecanico, Grillo, Chardonnay, Damaschino, Bianco, Muller Thurgau, Sauvigon, Moscato, Passito, Spumante, Rosso, Rosso Riserva, Nero d’Avola, Pignatello, Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot. Localmente le uve vengono utilizzate anche per il consumo fresco. Nel cuore della Sicilia Occidentale, si effettua la ‘vendemmia notturna’, una scelta tecnica di viticoltura che sfrutta l’escursione termica tra giorno e notte tipica di queste zone. Dopo Ferragosto, quando la temperatura supera anche 35°C, le uve vengono raccolte di notte, tra 16 e 18°C, evitando fermentazioni indesiderate durante il trasporto. 
La vendemmia è anche occasione di festa. Notti di lavoro e canti di una tradizione che vede uomini e natura andare a braccetto, per assistere al miracolo della creazione del nettare di Bacco. All’insegna di antiche tradizioni contadine, ad agosto nei vicoli di Petrosino, si svolge la “festa di chianura” che prende il nome dal termine “chiano”, piccolo borgo rurale nel quale i braccianti vivevano, si incontravano e celebravano feste e banchetti. Si rivivono momenti della vita contadina e marinara di una volta, animati da gruppi folkloristici stranieri e locali, e vengono preparati ed offerti dolci tipici derivati dall’uva e dal vino. Mustaidda, mustazzoli, anidruzzi, cappidruzzi di mustu, vinu cottu e tanti altri dolci. 
Nei paesi trapanesi, tra settembre ed ottobre, si svolgono varie Sagre dell’uva e del vino che abbinano al nuovo mosto, mostre di prodotti tipici, degustazioni e manifestazioni folcloristiche con sfilate di carretti siciliani. Le manifestazioni vogliono dare risalto all’antico rito che si ripete ogni anno segnando l’arrivo della nuova stagione. Un rito antico per una nuova esperienza, che a Petrosino, attraverso un modo insolito e innovativo, mira a dare una svolta e un contributo significativo a tutti quei giovani agricoltori che vogliono fare dell’attività agricola fonte di reddito e di sviluppo sociale. Con una delibera di giunta, l’amministrazione comunale ha approvato il progetto “Adotta un vigneto e produci il tuo Vino”. 
L’iniziativa ha l’obiettivo di salvaguardare le produzioni di qualità, con un’idea capace di coniugare i saperi della tradizione con le più attente esperienze agronomiche. L’accettante, che adotta un vigneto nel territorio di Petrosino, produrrà il suo vino Grillo, seguendo passo passo la nascita di un vino dalla vigna alla cantina e partecipando ai momenti più importanti della stagione vinicola. In sintesi, un modo unico per capirne di più sul mondo del vino, riuscendo a far collaborare produttore e consumatore. 
Esclusiva del territorio marsalese, la varietà Grillo, per la particolarità di avere un grado zuccherino molto più elevato rispetto alle altre uve bianche, è uno dei più utilizzati vitigni per la produzione del Marsala, nelle sue molteplici varianti ed aromatizzazioni. 
Tra i liquori dolci e da dessert da menzionare anche il Moscato e il Passito di Pantelleria, prodotti dalla varietà zibibbo, da gustare in questo periodo inzuppandovi il biscotto di San Martino. E dopo aver sorseggiato il “nettare degli dei” non si può non avere nostalgia anche dei luoghi da cui ha origine, a cui brindare, seduti su un promontorio, aspirandone tutte le fragranze che il vento porta con sé.























di Irene Cimino per


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