lunedì 23 settembre 2013

SEQUESTRATI ALL'IMPRENDITORE EDILE GIBELLINESE, "PRESTANOME DI MESSINA DENARO", BENI PER 10 MILIONI DI EURO

Beni per un valore di 10 milioni di euro sono stati sequestrati a Vito Tarantolo, 67 anni, nato a Gibellina ma
residente ad Erice, nell'ambito di un'inchiesta antimafia. Nel mirino degli investigatori la "Elimi costruzioni" e la "Tarantolo Vito & C. s.n.c.", entrambe con sede a Trapani. Sotto sequestro sono finiti, oltre ai complessi aziendali, anche le quote sociali, conti correnti e rapporti bancari e postali di qualsiasi natura, per un valore complessivo di oltre dieci milioni di euro. Quella di oggi è la prosecuzione dell'operazione eseguita il 27 settembre 2012 dalla Divisione Anticrimine della Questura, guidati da Giuseppe Linares, e del locale Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani. Durante quell'operazione vennero sottoposti a sequestro anticipato, per un valore di 25 milioni di euro, altre tre società, 82 beni immobili, 33 beni mobili, tra autovetture, furgoni e mezzi meccanici, 18 quote societarie, 37 conti correnti e rapporti bancarie, sottoposti ad amministrazione giudiziaria. Sia quel provvedimento che quello odierno sono stati disposti su richiesta del questore Carmine Esposito, a conclusione di indagini patrimoniali ed analisi criminologiche dalle quali è emerso che il patrimonio nella disponibilità del Tarantolo, "Prestanome di Messina Denaro", è frutto di rapporti con personaggi mafiosi in grado di pilotare l'aggiudicazione di appalti. Un lavoro certosino degli inquirenti che ha coperto un arco temporale dal 1996 a oggi. Anni in cui Tarantolo ha costruito una fortuna aggiudicandosi importanti commesse edili.

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