venerdì 20 settembre 2013

RINVIATO A GIUDIZIO L'ASSASSINO DI DON MICHELE. RESO NOTO IL NUOVO MOVENTE: "DON MICHELE MI INFASTIDIVA QUAND'ERO RAGAZZINO ..."

Chiesto il rinvio a giudizio per Antonio Incandela, l'operaio di trentadue anni, reo confesso dell'omicidio di padre Michele Di Stefano, l'anziano sacerdote assassinato, il 26 febbraio scorso, presso la chiesa di Ummari. Il pubblico ministero, Massimo Palmeri, ha già depositato la richiesta presso gli uffici del giudice per le udienze preliminari. Antonio Incandela, sentito dal pubblico ministero, alla presenza del suo difensore, l'avvocato Orazio Rapisarda, nei giorni scorsi aveva cambiato la versione resa, fornendo un nuovo movente sull'omicidio del parroco. Ha riferito di essere stato importunato quand'era ragazzino da padre Michele. Episodi datati che lo avrebbero però segnato inducendolo a vendicarsi. Anche la nuova versione non viene però ritenuta credibile dagli inquirenti. Secondo il pubblico ministero, Massimo Palmeri, Incandela si recò a casa di padre Michele con l'intenzione di derubarlo, ma la situazione gli sarebbe sfuggita di mano.

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