domenica 22 settembre 2013

PROCESSO D'ALI'. PER IL SEL URGE RIFLESSIONE SU UNA NUOVA QUESTIONE MORALE

“Il processo a carico del senatore Antonio D’Alì sta consentendo di far luce su inquietanti rapporti tra mafia, politica e poteri economici. Il quadro che emerge - afferma il deputato alla Camera e segretario regionale del Sel, Erasmo Palazzotto – è a dir poco preoccupante e rende sempre più urgente una riflessione pubblica sull'essenza di una nuova questione morale”. Il senatore del Pdl, Antonino D’Alì, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo, che si sta svolgendo a Palermo con il rito abbreviato, doveva concludersi come previsto a giugno venerdì, ma l’accusa ha chiesto la riapertura, introducendo nuove dichiarazioni messe a verbale a carico del senatore. I pubblici ministeri Andrea Tarondo e Paolo Guido hanno chiesto, nei giorni scorsi, di sentire due nuovi testimoni, don Ninni Treppiedi, ex direttore dell'Ufficio Amministrativo della Curia di Trapani, indagato insieme con altri per alcune presunte appropriazioni di denaro, ed il suo autista. Il sacerdote ha riferito agli inquirenti di rapporti tra il senatore ed imprenditori vicini alla mafia. “La sensazione é di essere davanti ad un verminaio per troppo tempo tollerato dalla politica pur di non perdere consensi e – precisa Palazzotto – di continuare a gestire il potere. Il processo a carico di Lombardo, questo a D’Alì e le numerose indagini in corso dimostrano, chiaramente, come i Partiti siano totalmente soggiogati a poteri ed interessi economici illegali. Non si possono aspettare i tempi della giustizia e non si può – denuncia il deputato del Sel – far finta di niente davanti a tutto questo, occorre il coraggio di dare segnali netti ed inequivocabili. Partendo dalla non ricandidabilità di esponenti ambigui senza aspettare l'esito finale dei processi”. Intanto nell’udienza prevista per domani, don Ninni Treppiedi ed il suo autista, Vincenzo Basilicò, saranno sentiti in aula dal gup Gianni Francolini che ammettendo i due nuovi testimoni ha di fatto prolungato l’esito finale del processo.
di Irene Cimino per



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