lunedì 23 settembre 2013

PROCESSO D'ALI'. ASCOLTATO TREPPIEDI A PORTE CHIUSE. PROSSIMA UDIENZA IL 30 SETTEMBRE

Ninni Treppiedi, il sacerdote coinvolto nello scandalo che ha scosso la Curia di Trapani, che aveva già
rilasciato dichiarazioni nell'ambito del procedimento a carico del senatore Antonio D'Alì, chiamato a rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa, è stato ascoltato dal giudice per le indagini preliminari, Giovanni Francolini. Dopo il colpo di scena della scorsa settimana, quando l'accusa ha chiesto di rinviare la sentenza per ascoltare un nuovo testimone, il sacerdote Ninni Treppiedi, l'udienza di ieri mattina si è aperta con una nuova richiesta della Procura, l'acquisizione dei verbali resi dal testimone, senza un nuovo interrogatorio ed anche di tutto il fascicolo sulla sospensione del sacerdote. Secondo l'accusa, infatti, ci sarebbero alcuni differenze, che dimostrerebbero l'attendibilità di Treppiedi, fra il fascicolo pontificio e quello dell'inchiesta italiana. La richiesta, appoggiata anche dalla difesa, è stata però respinta dal gup dopo una camera di consiglio durata un'ora. Così, in aula ha fatto capolino proprio Don Treppiedi, mentre l’altro testimone Vincenzo Basiricò, autista del sacerdote, non è stato sentito, in quanto assente. L'udienza si è svolta a porte chiuse e al termine dell'interrogatorio, durato un’ora e mezza, Francolini ha deciso di aggiornare le parti a lunedì 30 settembre, quando inizierà la discussione che dovrebbe portare in giornata alla sentenza. Treppiedi ha confermato quanto già dichiarato nel corso degli interrogatori ai magistrati, tra il 6 agosto e il 18 settembre. Secondo quanto riferito da Treppiedi, Antonio D'Alì avrebbe chiesto l'intervento di don Treppiedi per "aggiustare" testimonianze su suoi rapporti con ambienti mafiosi. Nel suo racconto, ripetuto oggi davanti al gip vengono ricostruiti una serie di episodi dai quali i pm Andrea Tarondo e Paolo Guido ricavano elementi a carico del parlamentare. Treppiedi ha riferito che nel 2009 venne convocato da D'Alì, preoccupato del fatto che era stata aperta un'indagine sull'ex sindaco di Valderice, Camillo Iovino. Il senatore temeva che fosse stata intercettata una telefonata con la quale Iovino gli aveva "girato" una raccomandazione per il boss Masino Coppola. Al prete chiedeva quindi di intervenire su Iovino perché, utilizzando il segreto della confessione, lo inducesse a negare ogni contatto. Al suo amico e collaboratore Vincenzo Basiricò, Treppiedi confidò: "Sono sconcertato perché mi si chiedono cose che mettono la mia coscienza in subbuglio e che sono pericolose". Il sacerdote ha assicurato di essere stato "evasivo" e di non avere cercato Iovino. Inoltre, sempre secondo le dichiarazioni di Treppiedi, D'Alì avrebbe cercato di far trasferire l'ex capo della squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares, al quale attribuiva una "persecuzione investigativa". L'ex direttore dell'Ufficio Amministrativo della Curia ha parlato di rapporti tra il senatore ed imprenditori vicini alla mafia. Le domande dei pubblici ministeri e dei difensori di D’Alì, sono state finalizzate ad approfondire alcuni aspetti della vicenda ancora poco chiari. "Dopo l'udienza di oggi che, come prevedevamo, ha confermato – precisano i legali del senatore, Gino Bosco e Stefano Pellegrino, che si dichiarano sereni - l'assenza di elementi a carico del senatore Antonio d'Alì in relazione a qualsiasi fatto contestatogli, attendiamo con assoluta serenità e fiducia l' udienza del 30 settembre, che, superato quest'ennesimo argomento, dovrebbe finalmente vedere terminare un rito abbreviato che noi abbiamo sempre agevolato nei contenuti e nei tempi".
di Irene Cimino per

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