venerdì 13 settembre 2013

PER LA BIMBA GELESE MORTA A TOR VERGATA 7 SANITARI INDAGATI. DALL'AUTOPSIA EMERGE UNA VENA RECISA DA UNA MANOVRA OPERATORIA SBAGLIATA

Lo sfogo del padre: "Me l'hanno rubata, voglio la verità, sapere perché mia figlia è morta. Non voglio vendetta, ma giustizia".

Secondo l'autopsia, un errore del chirurgo o l'utilizzo di un catetere troppo grande avrebbe portato alla rottura della vena, con conseguente "collasso" del polmone.Quindi l'arresto cardiocircolatorio e il blocco respiratorio che avrebbero ucciso la piccola. E trapelano altre indiscrezioni sul caso. Nonostante l'esito disastroso dell'operazione per il posizionamento del catetere, durata quasi quattro ore invece degli usuali 40/60 minuti, la bambina sarebbe stata rimandata lo stesso al reparto. Ciò nonostante una radiografia, effettuata subito dopo l'intervento, mostrasse il polmone destro pieno di sangue. Tre ore dopo si sarebbe verificato lo shock con arresto cardiaco, a quel punto l'intervento dei medici con le procedure d'emergenza è stato inutile. Una vena recisa da una manovra operatoria sbagliata, il polmone destro che si riempie di sangue, una bambina di due anni e mezzo che per un intervento di routine finisce in arresto cardiaco e muore alla 18,45. Sarebbe accaduto l'11 settembre scorso al Policlinico di Tor Vergata, a Roma, dove la bimba siciliana affetta da anemia falciforme è deceduta, dopo un'operazione di posizionamento di un catetere, propedeutico al trapianto di midollo in programma per ottobre. E ora sono sette in tutto le persone che la Procura di Roma ha chiesto ai carabinieri del Nas di identificare in merito alla morte, avvenuta lo scorso mercoledì, della bambina gelese di due anni e mezzo, ricoverata in attesa del trapianto del midollo osseo. Si tratta del personale che si è occupato delle cure della piccola. Tutto il materiale della sala operatoria è stato sequestrato dai carabinieri e il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha attivato i servizi ispettivi. Gli esperti del ministero si aggiungono all'inchiesta interna avviata dal direttore del Policlinico Enrico Bollero e alla commissione tecnica inviata dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Sul fronte dell' inchiesta giudiziaria, da fonti investigative è trapelato che la radiografia eseguita subito dopo l'intervento, alle 14 di mercoledì, avrebbe forse consentito di salvarle la vita. Invece la sua sarebbe stata un'agonia durata ore. Circostanze che troverebbero riscontri nel racconto del padre della piccola: sua figlia, spiega, era uscita alle 13,30 dalla sala operatoria. L'intervento doveva durare 40 minuti e invece si è protratto per ''oltre 4 ore''. Secondo l'uomo le lastre della bambina sono state lette ''con un certo ritardo'' perché ''i medici erano in pausa pranzo''. E' stato dopo una successiva analisi che ''hanno rifatto le radiografie e si sono accorti di una emorragia in corso''. La bimba, affetta da anemia falciforme, era già ricoverata da qualche giorno ed è stata sottoposta al posizionamento di un catetere venoso centrale, propedeutico al trapianto. "Successivamente al posizionamento - spiegano i sanitari - sono sopraggiunti eventi avversi che ne hanno purtroppo determinato il decesso nella serata dell'11 settembre scorso". La relazione interna del policlinico di Tor Vergata che fornirà una prima analisi su quanto accaduto sarà pronta non oltre 7 giorni, come reso noto dall'ospedale romano, ma le prime ricostruzioni potrebbero arrivare già nelle prossime 48 ore dall'equipe della Regione Lazio, guidata dal professor Vincenzo Vullo della "Sapienza". Lo stesso che guidò la commissione regionale d'indagine sulla Tbc al Policlinico Gemelli nell'estate 2011. La squadra di Vullo ha iniziato a sentire tutti i sanitari presenti in sala operatoria, per ricostruire minuto per minuto cosa è avvenuto prima, durante e dopo il posizionamento del catetere venoso centrale (cvc). "Me l'hanno rubata, voglio la verità, sapere perché mia figlia è morta. Non voglio vendetta, ma giustizia". A parlare è Tony Ascia, il padre della piccola Gloria, la bimba di Gela morta dopo un intervento chirurgico di routine. "Quello che è successo è di una gravità inaudita. Mia figlia - ha detto Ascia - è morta per l'applicazione di un catetere venoso. I rischi sul trapianto c'erano e ne ero consapevole, ma non si può morire per un catetere. Questa era la fase preparatoria per il trapianto". A donare il midollo doveva essere il figlio più grande di Ascia, Riccardo, che ha sei anni. "Erano perfettamente compatibili", afferma il padre. "Gloria è uscita dalla sala operatoria dopo quattro ore per un intervento che sarebbe dovuto durare un quarto d'ora. Era sotto anestesia. Nel frattempo - sostiene il padre della piccola vittima - i medici sono andati a pranzo e solo dopo, quando mia moglie ha chiesto il loro aiuto perché la bimba non si svegliava, si sono resi conto che aveva un'emorragia interna. Nessuno però è riuscito a salvarle la vita. La mia bambina - dice Ascia, disperato - stava bene, il suo quadro clinico era ottimo. I medici mi hanno solo detto che si è verificato un inconveniente tecnico. Ma questo può succedere ad un motore, ad una macchina. Non a una bambina".

Nessun commento:

Posta un commento