mercoledì 11 settembre 2013

OMICIDA REO CONFESSO DI DON MICHELE FORNISCE NUOVO MOVENTE E CAMBIA LA VERSIONE RESA

Colpo di scena nel caso dell'omicidio di padre Michele Di Stefano, il reo confesso Antonio Incandela,
nuovamente interrogato dal magistrato inquirente che si occupa delle indagini, ha fornito un nuovo movente e cambiato le modalità dell’aggressione. L’operaio, di trentadue anni, che si trova in carcere da cinque mesi con l’accusa di omicidio, è stato sentito ieri dal pubblico ministero Massimo Palmeri presso la casa circondariale di San Giuliano. Dopo l'arresto, Incandela, reo confesso, aveva dichiarato di avere aggredito padre Michele, l'anziano sacerdote assassinato mentre dormiva, il 24 febbraio scorso, nella canonica della chiesa di Ummari, perché durante alcune omelie aveva fatto riferimento alla sua persona. Un movente, però, che non ha mai convinto gli investigatori. Ora, la clamorosa svolta. Antonio Incandela, che in questi mesi aveva confermato la sua versione e successivamente si era anche accusato di una serie di furti avvenuti dopo l’omicidio del prete, prima di essere arrestato, ha fornito un nuovo movente. La settimana scorsa Incandela, assistito dall’avvocato Orazio Rapisarda, aveva comunicato la richiesta di essere giudicato con il rito abbreviato. Istanza che verrà formalizzata solo dopo il deposito della richiesta di rinvio a giudizio e potrà così farlo beneficiare della riduzione di un terzo della pena. Adesso, l’indagato cambia la sua versione, modificandone sia il movente che le modalità dell’aggressione. Sul contenuto dell’ultimo interrogatorio, però, viene al momento mantenuto dagli inquirenti il massimo riserbo.

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