mercoledì 11 settembre 2013

OBAMA: "NON SCHIERERÒ TRUPPE AMERICANE IN SIRIA ..."

NELLA GIORNATA DEL RICORDO DELLE VITTIME DELL'ATTACCO ALLE TORRI GEMELLE

Barack Obama ha chiesto al Congresso di rinviare il voto sull'uso della forza contro la Siria per verificare "i
segnali incoraggianti" che arrivano dal fronte diplomatico, ma ha avvertito che gli Stati Uniti devono essere pronti a "reagire" all'attacco chimico perpetrato dal regime. In un discorso in tv alla nazione di 15 minuti, il presidente americano ha sottolineato che è "troppo presto" per dire se il piano russo per il disarmo di Damasco "avrà successo", anche se ha "il potenziale per annullare la minaccia delle armi chimiche senza l'uso della forza". Obama ha però avvertito che Washington non può far finta di nulla dopo l'attacco con i gas nervini del 21 agosto. "Se non reagiamo, Assad continuerà ad usare le armi chimiche. E forse altri lo seguiranno", ha spiegato, "nell'interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti bisogna rispondere, servirà da deterrente. Quando si deve fermare l'uccisione di bambini con i gas gli Stati Uniti hanno il dovere di agire". "Oltre che comandante delle forze armate Usa sono anche il presidente della più antica democrazia costituzionale del mondo: ecco perché ritengo che la cosa migliore è spostare questa discussione in Congresso", ha affermato il presidente americano. Obama ha ribadito che un eventuale intervento militare sarà limitato e non sarà come in Iraq o in Afghanistan. "Non schiererò truppe americane in Siria", ha promesso, "il nostro Paese è stanco delle guerre. Sara' un intervento non a tempo indeterminato e mirato per scoraggiare uso di armi chimiche. L'apparato militare americano colpisce forte. Colpiremo forte, dobbiamo scoraggiare Assad dall'uso di armi chimiche". Il discorso con cui Barack Obama ha chiesto un rinvio del voto sull'intervento militare in Siria mantenendo la minaccia di usare la forza contro il regime di Bashar al-Assad non sembra aver allargato i consensi nel Congresso Usa. Nelle prime reazioni, i democratici hanno applaudito al tono e ai contenuti del presidente mentre alcuni repubblicani hanno criticato la sua politica estera sulla Siria ed espresso scetticismo sul piano russo per mettere sotto controllo le armi chimiche di Damasco. La leader della minoranza democratica alla Camera, Nancy Pelosi, e il suo numero due, Xavier Becerra, hanno elogiato il presidente americano sottolineando che che la "minaccia credibile" di un'azione bellica dimostra la ferma leadership della Casa Bianca e la sua disponibilità ad esplorare tutte le alternative prima di ricorrere alla forza. Il senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione delle Forze armate, ha affermato che il modo migliore in cui il Congresso può sostenere una soluzione diplomatica è "approvare una risoluzione che autorizzi l'uso della forza". Dello stesso parere il presidente della Commissione Esteri del Senato, Bob Menendez, il quale ha avvertito che se fallisse la via diplomatica un attacco invierebbe "un messaggio inequivocabile al regime di Assad e agli altri attori internazionali". I senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham in una nota congiunta hanno lamentato che Obama non abbia usato toni più duri annunciando più aiuti militari ai ribelli dell'Esercito libero siriano e offrendo "un piano più chiaro per verificare la serietà" dell'offerta russa per mettere sotto controllo le armi chimiche in Siria. Graham, peraltro, ha detto di voler "dare tempo" a Obama perché metta a punto questo piano. Un altro senatore repubblicano, Chuck Grassley, ha espresso dubbi sul fatto che un attacco limitato possa essere efficace ma ha condiviso l'idea di esplorare il piano russo. Duro il presidente del Partito repubblicano, Reince Priebus, che ha accusato Obama di aver "svergognato" gli Usa nell'arena internazionale con una politica estera "senza timone".
da AGI

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