martedì 24 settembre 2013

MODELLO 730. ENTRO IL 30 SETTEMBRE SI PUO' COMUNICARE L'AUTORIDUZIONE PER L'ACCONTO DI NOVEMBRE

N.B. Opzione consentita solo a chi nel 2013 ha un calo del reddito

Alcuni italiani si trovano con le tasche vuote e un lungo autunno davanti, magari per aver perso il lavoro. In casi come questi una scelta utile potrebbe essere quella di autoridurre l’acconto di novembre.



Quando ridurre
Per chi presenta il modello 730, anche l’acconto di novembre viene calcolato direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) o dal Caf, e viene trattenuto dalla busta paga o dal rateo di pensione del mese di novembre. L'importo dovuto è indicato nella riga 95 del modello 730/3 ed è calcolato in base a quanto si è pagato per i redditi del 2012. Chi però prevede di conseguire per il 2013 un reddito imponibile inferiore a quello dello scorso anno, può seguire una procedura diversa: calcolare personalmente l'acconto di novembre sull'imposta che prevede sia realmente dovuta per il 2013 e informare del nuovo importo il sostituto d’imposta, entro il prossimo 30 settembre, presentando un’apposita comunicazione. 

Possibile per...
Questa opportunità riguarda chi, per qualsiasi motivo, sa già che nel 2013 guadagnerà meno dell’anno passato: chi, ad esempio, quest’anno non avrà redditi occasionali da dichiarare, oppure ha venduto una casa, un garage o una cantina su cui pagava l’Irpef perché erano affittati. Per esempio, se quest'anno avete venduto un appartamento esente Imu, il reddito dei fabbricati del 2013 - quasi sicuramente - sarà inferiore a quello dell'anno precedente: quest'ultimo va calcolato solo per il periodo dell'anno in cui si è protratto il possesso. Ricordiamo che in tal caso il guadagno della vendita non va dichiarato, a meno che tra la data di vendita e quella di acquisto siano trascorsi meno di 5 anni se non si trattava dell'abitazione principale o di fabbricati avuti in successione (per la donazione le regole sono più complesse). Un caso analogo può derivare dal minor reddito dei fabbricati a seguito della diminuzione o cessazione del canone di locazione oppure perché è venuto meno un consistente reddito esposto nell’ultimo 730. Possibilità di riduzione anche per chi nel 2013 ha sostenuto o sosterrà maggiori spese detraibili o deducibili: versamenti in beneficenza alle Onlus, nuove coperture assicurative, interessi passivi per il mutuo prima-casa, spese di ristrutturazione con detrazione del 50% e così via. Anche il sostenimento di maggiori spese mediche, o la stipula di una polizza previdenziale, o addirittura l’assunzione di una colf o di una badante, potrebbero comportare una minore Irpef da versare per il 2013 e quindi dare origine ad un minore acconto dovuto.

Riconteggio
Se pensate che ne valga la pena, simulate una vera e propria dichiarazione dei redditi per il 2013 (come se l’anno fosse già terminato) tenendo conto di tutte le regole fiscali in vigore per il 2013 (aliquote, detrazioni per oneri di famiglia, ecc.) e dei redditi e delle spese che si prevedono per l’anno in questione. Una volta rifatti i conti e arrivati all’imposta dovuta (riga “differenza”), dato che la misura dell’acconto è stata aumentata al 100% (ma non si applicava per la prima rata di luglio o agosto), tale importo è pari a quello dell’intero acconto 2013, e perciò potete rideterminare la seconda rata dell’acconto Irpef semplicemente sottraendo quanto versato come prima rata di acconto a giugno, luglio od agosto. A questo punto, se “l’autoriduzione” è davvero conveniente, comunicate la vostra scelta al sostituto d’imposta. Se, per esempio, dai nuovi conteggi risulta un acconto globale “presunto” di 1.000 euro e a luglio vi sono state già trattenute 1.800 euro come primo acconto Irpef, ora potrete non pagare nulla. 

Ravvedimento
Se, comunque, le previsioni si rivelassero sbagliate (e cioè viene versato un acconto inferiore al dovuto) si potrà, comunque, regolarizzare la propria posizione usufruendo del ravvedimento operoso, entro il termine di presentazione della prossima dichiarazione. Per farlo, basterà versare, oltre alla differenza dovuta, la sanzione ridotta dello 0,2% (se si paga entro 14 giorni dalla scadenza), del 3% (se si regolarizza entro 30 giorni dalla data di scadenza dell’acconto) o del 3,75% (se si regolarizza successivamente), più gli interessi legali del 2,5% annuo, calcolati per ogni giorno di ritardo dal 2 dicembre 2013 (il 30 novembre quest’anno cade di sabato). Se invece non ci si accorge dell’errore, scatterà la sanzione del 30% sulle somme non versate o versate in meno, oltre agli interessi. Tuttavia, anche in questo caso, il Fisco consente di “alleggerire il danno”, riducendo la sanzione al 10% se il pagamento avviene entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario.

di Oliviero Franceschi per 

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