venerdì 20 settembre 2013

MAFIA. ANCORA UNA CONFISCA AL "RE DELL'EOLICO". TRIBUNALE DI TRAPANI CONFISCA BENI PER 3,5 MLN DI EURO

Nuova confisca della Direzione Investigativa Antimafia di Palermo nei confronti Vito Nicastri, l’imprenditore
alcamese, definito il “re” dell’eolico e ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, al centro di numerose indagini. Un sequestro di beni, quello confiscato ieri, del valore di oltre 3 milioni e 500 mila euro. Il provvedimento si va a sommare all’altra confisca del 3 aprile scorso di 1 miliardo e 300 milioni di euro, pari a circa 2.517 miliardi del vecchio conio, quella passata alla storia, ad opera della Dia, come la più alta di tutti i tempi ed in assoluto la più consistente mai operata in Italia in applicazione della normativa antimafia. Il provvedimento di confisca, disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, è la conseguenza di un’ulteriore attività istruttoria avviata dai magistrati sulla proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniale e personale avanzata dal Direttore della Dia. Tra i beni sottoposti ieri a confisca numerosi conti correnti e rapporti finanziari, attestati presso istituti di credito in Sicilia e in Lombardia. Il patrimonio dell’attività imprenditoriale di Vito Nicastri, 57 enne, personaggio leader nel settore della produzione alternativa dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, segnatamente consistita nella realizzazione e nella successiva vendita di parchi eolici e fotovoltaici, con ricavi milionari, è stato ritenuto frutto del reinvestimento di capitali di provenienza illecita. Vito Nicastri è stato coinvolto in numerose vicende, anche di natura penale, unitamente a noti esponenti mafiosi, relazionandosi costantemente con soggetti organici a “cosa nostra”. Il re dell’eolico, nei cui confronti sono stati riscontrati, in passato, interessi anche all’estero, è stato pure coinvolto in alcune operazioni di polizia, fra cui quella denominata “Broken wings”, che lo aveva portato all’arresto, con altre cinque persone, il 13 luglio 2012, e quella denominata “Eolo”, che ha svelato il coinvolgimento di cosa nostra nel lucroso affare della realizzazione delle centrali eoliche nella provincia di Trapani. Nel corso delle precedenti indagini sono state rilevate, altresì, relazioni con le consorterie criminali operanti nel messinese, nel catanese ed anche con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino. Le ulteriori indagini, svolte in questi mesi dalla Dia, hanno confermano i collegamenti dell’imprenditore alcamese con la consorteria mafiosa del trapanese, nell’aver intrattenuto rapporti con noti esponenti mafiosi, ritenuti “vicini” al super latitante di origine castelvetranese Matteo Messina Denaro.
di Irene Cimino per


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