mercoledì 18 settembre 2013

LA PROCURA DI CATANIA CHIEDE DIECI ANNI DI CARCERE PER RAFFAELE LOMBARDO

Dieci anni di carcere. È questa la condanna che la Procura di Catania ha chiesto per l'ex presidente della
Regione siciliana, Raffaele Lombardo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. La sentenza è attesa per i primi giorni di novembre. Il processo si celebra con il rito abbreviato davanti al giudice Marina Rizza ed è ripreso ieri dopo la pausa. l'ex presidente della Regione e leader dell'Mpa si è sempre detto innocente. Nata da uno stralcio dell'indagine Iblis dei carabinieri del Ros di Catania su presunti rapporti tra Cosa nostra, politica e imprenditori, l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia era sfociata con un processo per reato elettorale davanti al giudice monocratico per Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, allora deputato nazionale del Mpa. La Procura ha poi presentato una richiesta di archiviazione per concorso esterno all'associazione mafiosa per i fratelli Lombardo, che il Gip Luigi Barone, in camera di consiglio, ha rigettato disponendo l'imputazione coatta. Nel frattempo i pm hanno contestato l'aggravante mafiosa per il reato elettorale, per voti di scambio che, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto da ambienti criminali, atto che ha di fatto concluso il processo davanti al giudice monocratico. Così le accuse dei due fascicoli sono confluite in un unico procedimento davanti al Gip Marina Rizza, che deve ancora decidere sul rinvio a giudizio di Angelo Lombardo. Le posizioni dei due fratelli si sono separate soltanto virtualmente. Infatti il giudice è lo stesso: Marina Rizza, e per questo, inevitabilmente, i due procedimenti stanno scorrendo in 'parallelo' ed è prevedibile che le due sentenze arrivino in contemporanea, altrimenti il magistrato giudicante sarebbe incompatibile per uno dei due riti. L'ex presidente Lombardo intanto ha fatto sapere di voler rinunciare alla prescrizione per il reato elettorale. "Voglio rendere conto di tutto quello che ho fatto - ha spiegato dopo l'udienza del processo che si svolge a porte chiuse - per cui se dovessi essere ritenuto colpevole di reato elettorale pagherò, non avvalendomi della prescrizione". "Anche perchè io reati elettorali non ne ho commessi - ha sottolineato l'ex governatore - né, tanto meno, ho favorito direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente, la mafia. Io e il mio governo regionale, ma questo vale anche per gli anni precedenti, da presidente della Provincia e da vicesindaco di Catania, ho combattuto la mafia come, credo, poche volte è stato fatto nel passato. Quando con atti concreti si colpiscono duramente i suoi interessi - ha aggiunto Lombardo - come ho fatto io, non si può essere collusi o complici della mafia. Questa è la prova più tangibile della mia non estraneità, ma di ostilità alla mafia". "Dal 14 ottobre sarà la volta della difesa - ha annunciato l'ex governatore della Sicilia - e smonteremo pezzo a pezzo questa accusa virtuale, costituita su chiacchiere di mafiosi o presunti tali che molto spesso riferiscono voci mai suffragate da fatti". "Ho deciso - ha concluso Lombardo - di riattivare il mio blog su Internet perché i cittadini sappiano la verità. La vicenda Cuffaro? Ci ho pensato prima, ci penserò e certamente è una cosa che mi ha sempre rattristato soprattutto dal punto di vista umano".
da redazione di

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