mercoledì 18 settembre 2013

LA STORIA TOCCANTE CHE ARRIVA DA CASTELVETRANO. UN PADRE VENDE IL CARRETTO SICILIANO PER AIUTARE L'ATTIVITÀ DEI SUOI FIGLI

La crisi economica porta a vendere anche gli affetti più cari. Singolare l’episodio che a Castelvetrano vede coinvolta una famiglia ed un carretto siciliano. Accade che un padre, per amore di vedere i propri figli riuscire nella loro attività commerciale, abbia messo in vendita un caratteristico carretto siciliano, avuto in eredità dallo zio. Sicuramente chi ha fatto un salto a Selinunte, per visitare il Parco Archeologico più vasto d’Europa, avrà notato davanti l’area di servizio A 29, uscita Castelvetrano, un magnifico carretto siciliano, sapientemente restaurato dalle mani del maestro castelvetranese Fifo Scirè, fare bella mostra di se con le famose scene di Orlando e Rinaldo. Il carretto, che porta ancora la targhetta del 1959, anno in cui fu pagata l’ultima tassa di “circolazione”, adesso cerca padrone. Con un velato sorriso amareggiato Vincenzo Giammarinaro, papà di Marlena, Fabiano e Francesco, spiegando il perché della sua rinuncia al pezzo storico, lancia l’appello ai possibili acquirenti. “Accedere in questo momento al credito bancario per i giovani in generale, che si vogliono affacciare al mondo occupazionale è estremamente difficile, se non ci sono solide garanzie. E allora per ovviare a questo – precisa Giammarinaro - ho deciso di vendere il carretto per recuperare dei soldi che serviranno ai miei figli per migliorare la struttura dove attualmente lavorano”. Il pittoresco carretto siciliano fu costruito dai fratelli Morici probabilmente agli inizi degli anni 40, quando ancora in queste zone con il cavallo o il mulo era un utilissimo mezzo di trasporto. Vincenzo Giammarinaro racconta come lui ne sia venuto in possesso. "Il carretto stava per essere “rottamato”, nel senso che un giorno mi chiamò la moglie di mio zio Pino Chiarello, che viveva a Sciacca, e mi disse se mi serviva quel vecchio carretto del marito, che da qualche decennio teneva in un garage. Era veramente un po’ malandato – precisa il signor Giammarinaro – e l’ho portato a Castelvetrano, affidandolo alle mani esperte di Fifo Scirè che lo ha riportato all’originale splendore”. Non viene riferito il prezzo della vendita, ma l’impressione è quella che chi fosse interessato a custodire un gioiello della tradizione artigianale siciliana non resterà deluso dall’offerta. “La speranza – tiene a sottolineare la figlia Marlena – è che questo carretto possa finire in un museo etnografico della Sicilia, dove magari potrà rappresentare uno spaccato della civiltà contadina che fu“. A parte la sfiducia nelle banche, quello che amareggia il signor Giammarinaro è la cultura che caratterizza i siciliani, in quanto non c’è orgoglio che si possa pagare, e così “Se avesse pagato cinquanta centesimi ogni turista che è passato per farsi la foto ricordo, probabilmente - conclude Vincenzo Giammarinaro - non ci sarebbe stato il bisogno di fare questo sacrificio anche affettivo, ma nell’interesse dei figli, quando si può si fa questo ed altro”.
di Irene Cimino per 

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