venerdì 20 settembre 2013

INFERMIERA PRESA A CALCI E PUGNI AL PRONTO SOCCORSO. "TROPPA ATTESA SCATENA MALCONTENTI CHE SFOCIANO IN IRE"

Troppo tempo ad aspettare: volano calci e pugni al pronto soccorso. Contusione addominale per una infermiera. Eppure la giovane operatrice sanitaria dichiara: «Anche se vittima di una violenza, non condanno chi mi ha colpito. Anche io, da madre, vedendo mia figlia piangere in attesa, tanto tempo, avrei potuto reagire». L’ennesimo caso all’ospedale Martiri del Villa Malta si è consumato nella serata di mercoledì scorso, quando è arrivata una bambina di due anni, con il passaggio obbligato al triage, il sistema utilizzato per selezionare i casi secondo classi di urgenza e quadro clinico generale. La piccola, accompagnata dai genitori, residenti nel comune di Poggiomarino, è arrivata con un trauma al polso destro, causato da un incidente domestico. Un codice verde di urgenza minore. L’infermiera, Patrizia Albano, in quel momento addetta al triage, ha preparato la scheda e l’ha passata al medico di turno che avrebbe poi prestato assistenza secondo priorità. L’attesa, nel pronto soccorso, scandita da un andirivieni di ambulanze, il pianto della bimba a rimbombare nei locali, il viso contratto dal dolore, il polso sempre più livido, minuti interminabili. Tanto da scatenare le ire dei familiari, che si sono scagliati contro la triagista. «L’uomo che ha accompagnato la bambina – ha spiegato l’infermiera - si è avvicinato urlandomi contro, perché pretendeva fossi io a chiamare il medico per far visitare la figlia. Gli ho risposto che avevo svolto il mio compito, sarebbe stato poi il medico a farli entrare. L’uomo ha minacciato di strangolarmi, mentre una donna, che era con lui, mi ha sferrato calci all’addome. Ho chiesto aiuto, ma le guardie giurate non sono intervenute perché non è di loro competenza. Hanno solo chiamato i carabinieri». Sul posto sono giunti i militari della locale stazione, che hanno raccolto la denuncia e identificato i due aggressori. «Non me la prendo con chi mi ha aggredito - ha precisato la vittima - Grave è invece l’atteggiamento della dirigenza sanitaria e dei vertici aziendali. Questo non è un caso isolato, ma non si prendono provvedimenti. L’assurdo è avere guardie giurate che all’occorrenza non possono intervenire, perché da contratto devono garantire la sicurezza degli immobili. Non difendono gli uomini, ma le pareti dell’ospedale».
di Rossella Liguori per www.ilmattino.it

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