mercoledì 25 settembre 2013

IL CARTAGINE PRONTO A RIENTRARE A MAZARA DOPO IL PAGAMENTO DI UN'AMMENDA DI 21 MILA EURO

Il peschereccio mazarese "Cartagine", con a bordo nove uomini di equipaggio, tre mazaresi e sei tunisini,
potrà lasciare il porto di Sfax dietro il pagamento di un’ammenda di 21.000 euro da parte degli armatori Paolo e Nicolò Giacalone. A riferirlo con una nota è il presidente del Distretto Produttivo della Pesca di Mazara del Vallo, Giovanni Tumbiolo, appresa la notizia a seguito di un colloquio telefonico con l'Ambasciatore d’Italia in Tunisia, Raimondo De Cardona. A comunicarlo all'ambasciatore De Cardona è stato direttamente il Ministro all'Agricoltura e Pesca della Tunisia, Mohammed Ben Salem. Il peschereccio "Cartagine", sequestrato lo scorso 20 settembre da una motovedetta della dogana tunisina, era stato abbordato in acque internazionali, e "mentre era in navigazione, come risulta dalla blue box e dai tracciati delle Capitanerie di porto" a 70 miglia dalle coste tunisine, in prossimità della zona del Mammellone, il tratto di mare su cui la Tunisia avanza pretese di pesca esclusiva. Durante il dirottamento, la nave Sirio della Marina militare, in navigazione a circa 35 miglia dal peschereccio, avvisata via radio dell’accaduto da un secondo peschereccio mazarese, il Twenty Two, aveva mandato in volo il proprio elicottero dirigendolo verso la posizione del "Cartagine" per raccogliere informazioni e stabilire un contatto radio, senza alcun esito. Al momento del sequestro, il natante  non era intento in attività di pesca. "I sequestri dei pescherecci creano gravi danni economici e finanziari a tutta la filiera ittica e rischiano – ha sottolineato Giovanni Tumbiolo – di mettere definitivamente in ginocchio il settore della pesca siciliana e mazarese in particolare. Nel 50 per cento dei casi i sequestri avvengono senza nessuna particolare motivazione e avvengono in acque internazionali". I danni derivanti dalla cosiddetta “guerra del pesce”, che dura ininterrottamente da 50 anni, sono stati stimati in 90 milioni di euro, tutti a carico della fragile economia ittica siciliana. "Il vero problema – aggiunge Tumbiolo – è che non sono stati chiaramente definiti i limiti e confini ed i conseguenti diritti reciproci. Il principale responsabile è l’Unione Europea. L’Europa non è mai intervenuta in questa complessa materia. Sicuramente gli interessi da difendere sono stati differenti da quelli delle nostre deboli marinerie".
di Irene Cimino per

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