lunedì 2 settembre 2013

GIALLO NEL BRESCIANO. PER L'AUTOPSIA, LA BRASILIANA E' STATA UCCISA ED ERA INCINTA

Adesso bisogna capire chi è stato. Già, perché dalla Procura di Brescia filtra un dato certo: l'autopsia di stamattina ha decretato che Marilia Rodrigues Silva, la 29 enne brasiliana trovata morta venerdì sera a Gambara, in provincia di Brescia, è stata uccisa. E con lei, come si vociferava sin dai primissimi istanti, se ne è andato per sempre il feto che custodiva in grembo. L'autopsia spazza via quella montagna di dubbi che aveva sovrastato le prime ipotesi: e cioè che la giovane brasiliana si fosse tolta la vita. Lo lasciava pensare quel forte odore di gas che proveniva dall'ufficio della Alpi Aviation do Brasil, la ditta che vende ultraleggeri per la quale Marilia lavorava e che si è trasformato nella sua tomba. Ma quelle ferite alla nuca e alla fronte della donna sono sembrati sin dai primissimi istanti incompatibili con una banale caduta, agli inquirenti coordinati dal Pm Ambrogio Cassiani, che immediatamente avevano aperto un fascicolo per omicidio e ordinato che fosse eseguita l'autopsia; oltre a cominciare ad ascoltare i vicini e colleghi di lavoro. 
A iniziare dal proprietario dell'edificio in cui si trovano gli uffici della Alpi Aviation, il primo ad intervenire sul posto del delitto, attratto dall'odore di gas. Un'altra traccia che ha fatto pensare sin dai primissimi momenti al delitto, per di più a sfondo passionale, il fatto che il tubo del gas fosse staccato, segno evidente di una messa in scena fin troppo grossolana. Magari sarebbe bastato dare un'occhiata a una sua foto, dicono gli abitanti di Gambara ad alcuni giornali locali, per capire che Marilia era troppo bella e così giovane per decidere di dire, semplicemente e fatalmente, "basta". A Gambara, dove era arrivata da pochi mesi, la ricordano "con un trolley in mano e un sorriso in volto": i marchi di chi ama la vita. Con le sicurezze arrivate dall'autopsia adesso tocca fare i conti con le incertezze legate al dover dare un nome all'omicida: una vicina, ha riportato il Giornale di Brescia, ritiene di aver visto un'auto parcheggiata più a lungo del solito vicino all'ufficio nell'orario in cui si sarebbe consumato il delitto. Era "l'auto del fidanzato", aggiunge la testimone.
da AGI

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