lunedì 16 settembre 2013

DON TREPPIEDI SANZIONATO DALLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO. PER 5 ANNI DOVRÀ DIMORARE FUORI DALLA DIOCESI E NON POTRÀ ESERCITARE IL SACRO MINISTERO

Don Ninni Treppiedi, ex direttore amministrativo della Curia di Trapani, non potrà esercitare il sacro ministero per cinque anni e dovrà dimorare per tale periodo fuori dalla diocesi. La Congregazione per il Clero, riunita in Congresso presso la sede del Dicastero, sanziona don Treppiedi, già sospeso a divinis e al centro di una complessa vicenda giudiziaria in cui figura come parte lesa l’ex vescovo di Trapani, Francesco Miccichè. A comunicarlo alla Diocesi di Trapani è l’amministratore Apostolico, Alessandro Plotti. Treppiedi è indagato, insieme con altre 14 persone, nell'ambito di un'indagine della Procura della Repubblica di Trapani per una serie di presunte appropriazioni di denaro. "Constatata la permanente contumacia del reo per non avere manifestato segni esterni di pentimento obiettivamente riscontrabili, la speciale gravità della violazione dei sacri canoni e l'urgente necessità di riparare lo scandalo creato in Diocesi - si legge nella nota diffusa dagli uffici della Curia - la Congregazione ha applicato al sacerdote una pena espiatoria che prevede il divieto di esercitare il sacro ministero e di usare l'abito ecclesiastico per cinque anni. Il sacerdote dovrà dimorare al di fuori della Diocesi per tale periodo". La pena applicata dalla Congregazione prevede inoltre per Treppiedi l’obbligo di risarcire la parrocchia San Silvestro di Calatafimi e il divieto, “ad indefinitum tempus”, di esercitare il sacro ministero nel territorio della Diocesi di Trapani. Sono diversi i procedimenti sulla vicenda aperti dalla Procura di Trapani nei confronti del sacerdote per furto, truffa, appropriazione indebita, frode informatica, stalking, diffamazione e calunnia. Don Ninni Treppiedi, l’ex amministratore dei beni diocesani, è accusato di essersi impossessato di ingenti somme di denaro della Chiesa, oltre 170 mila euro della Chiesa Madre di Alcamo, di aver falsificato la firma dell’ex Vescovo Miccichè in diversi atti, vendendo beni della Chiesa, e di aver orchestrato una campagna diffamatoria e calunniosa nei confronti del prelato Micciché, poi sollevato dall’incarico.
di Irene Cimino per


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