giovedì 5 settembre 2013

ANNI DI ESTORSIONI AL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA TRAPANI. BONGIORNO DENUNCIA IL BOSS DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO

Il leader degli industriali trapanesi, Gregory Bongiorno, ammette di aver pagato il pizzo e denuncia i propri “estorsori”. Ieri notte gli agenti della Mobile di Trapani hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Jannelli su richiesta dei pm della Procura distrettuale antimafia di Palermo, Principato e Marzella. Gli indagati, sono stati già tutti condannati, a seguito di sentenza emessa dal gup di Palermo il 24 marzo 2009, per il loro inserimento nell'associazione mafiosa Cosa Nostra, nel quadro dell'operazione "Beton". I provvedimenti cautelari sono stati notificati nei confronti del boss di Castellamare del Golfo, Mariano Asaro, 57 anni, ritenuto dagli inquirenti uno degli esponenti di spicco di Cosa Nostra del Trapanese, Gaspare Mulè, 46 anni e Fausto Pennolino di 51, entrambi sorvegliati speciali. Tutti sono originari di Castellamare del Golfo. 
Le accuse sono estorsione e tentata estorsione aggravate dalla modalità mafiosa ai danni del presidente di Confindustria di Trapani, Gregory Bongiorno. Asaro è stato raggiunto dalla misura restrittiva nel carcere di Sulmona dove si trova detenuto, mentre gli altri due indagati, Mulè e Pennolino, sorvegliati speciali in stato di libertà, adesso sono tornati in cella al Pagliarelli di Palermo. 
La vittima del racket è imprenditore a Castellammare nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, l’Agesp, e attuale presidente di Confindustria Trapani, eletto dopo le dimissioni dell’imprenditore Davide Durante, date candidarsi al Parlamento siciliano nelle ultime elezioni. Gregorio Bongiorno ha ammesso davanti agli inquirenti di aver pagato per anni il “pizzo” e che i tre mafiosi del suo paese "Non facevano richieste da sei anni, adesso volevano che saldassi tutto". 
Bongiorno, dopo aver subito per anni le richieste estorsive di diversi esponenti della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, ha denunciato tre persone che a partire dal 2005 e sino a pochi giorni fa hanno preteso il periodico versamento di ingenti somme di denaro per soddisfare i bisogni dell'associazione mafiosa. I loro nomi saltano fuori in tutte le più importanti indagini di mafia, a cominciare da quelle sulle stragi. Da quella del 1985 a Pizzolungo a quelle del 1992 e 1993. Mariano Asaro, odontotecnico di Castellammare, impropriamente conosciuto come ''il dentista'', amico del killer Gino Calabrò, in particolare, risultò tra gli iscritti alla loggia Iside 2 di Trapani, quella usata come camera di compensazione degli affari tra mafia, politica e potere imprenditoriale della città di Trapani. Per 10 anni, dal 1995 al 2005, Asaro è stato il reggente della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo. Dopo una prima condanna a 8 anni e 4 mesi di reclusione, perché ritenuto uomo d'onore appartenente, sin dal 1982, sia a Cosa nostra siciliana che a quella americana, ne ha subita un’altra a 15 anni, che sta scontando a Surmona, dopo l’arresto nel 2007, con Mulè e Pennolino, nel corso dell’operazione Beton. 
Gaspare Mulè e Fausto Pennolino sono considerati dagli inquirenti i bracci operativi del boss castellammarese. Nel dicembre del 2005 Mulè si era presentato, quale rappresentante dei boss, a Bongiorno che, sostengono gli investigatori, era stato costretto a versargli 10 mila euro. La vittima ha raccontato agli inquirenti di averlo fatto dal 2005 al 2007. Dopo un periodo di tregua, dal 2007 al 2013, a seguito dell’arresto dei tre per fatti di mafia, nell'agosto scorso, l’imprenditore ha ricevuto nuove richieste di estorsione, nonché 60 mila euro per il pagamento degli arretrati. Gaspare Mulè aveva intimato a Bongiorno di versare le somme dovute alla “famiglia” di Castellammare per gli anni in cui i mafiosi, in carcere, non avevano potuto riscuotere il “pizzo” e per gli anni in cui durante la malattia della madre dell’imprenditore, Girolama Ancona, titolare dell'azienda prima di Bongiorno e da poco deceduta, non avevano avanzato alcuna richiesta. “Noi abbiamo avuto rispetto – intima Mulè all’imprenditore, secondo la versione di Bongiorno - per la salute di tua madre, ma adesso devi darci anche questi arretrati”. È stata questa la molla che ha fatto decidere il presidente di Confindustria a rivolgersi alla giustizia e denunciare tutto e tutti. “Grazie al codice etico Lo Bello-Montante, chi denuncia - precisa oggi la vittima dell'estorsione Gregory Bongiorno - può contare su un sostegno impensabile fino a qualche tempo fa. Per questo dico che oggi, più che mai, è il tempo di alzare la testa. Desidero ringraziare le forze dell’ordine che, in meno di un mese, hanno chiuso l’operazione agendo sempre con grande professionalità. Ai miei colleghi voglio dire che per vincere questa battaglia è necessario fare fronte comune e non è corretto che chi si muove in prima linea in favore della legalità venga additato come professionista dell’antimafia”. Congiuntamente l'associazione LiberoFuturo e Confindustria Trapani hanno dichiarato “Cosa nostra oggi sembra non sia più in grado di individuare le proprie vittime. Sarebbe bastato - precisano - si informassero meglio ed avrebbero capito facilmente che oggi in Sicilia non è pensabile e prudente chiedere il pizzo ad un presidente di Confindustria che ha compiuto atti e fatto dichiarazioni inequivocabili e che proprio a Castellammare, insieme a LiberoFuturo, sta seguendo il percorso di quegli imprenditori che denunciando a loro volta e costituendosi parte civile si sono esposti in prima persona”.

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