mercoledì 21 agosto 2013

SOLO 12 ARTICOLI E 104 PARLAMENTARI CONTRO IL FEMMINICIDIO. E’ DAVVERO UN GIORNO STORICO PER LE DONNE?

Solo 104 deputati presenti in aula per rivedere le norme sul femminicidio. La nuova norma contro il femminicidio, approvata dal Governo e messa a punto prima delle vacanze estive, si compone di 12 articoli che sono già stati in precedenza illustrati al termine del Consiglio dei ministri. Il premier Letta, nel manifestare il proprio orgoglio per la decisione presa dall’esecutivo, ne ha sottolineato il carattere radicale dell’intervento: "Si tratta di un provvedimento - ha spiegato il presidente del Consiglio - che deve dare un chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere al triste fenomeno del femminicidio". 
Può una legge, peraltro di soli 12 articoli, porre un argine al fenomeno della violenza di genere?  
Tra le misure approvate c’è l’aumento di un terzo della pena se alla violenza assiste un minore (violenza assistita), l’arresto obbligatorio in flagranza per delitti di maltrattamento familiare e stalking, e provvedimenti speciali contro il cyber bullismo. La forze dell’ordine possono anche allontanare da casa l’eventuale coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna, e ogni denuncia presentata diventa irrevocabile. Un provvedimento che il ministro della Giustizia Cancellieri ha definito “importante, perché in passato spesso le donne per difendere i figli rinunciavano alla denuncia“. I processi per femminicidio saranno celebrati prima degli altri ed è stato introdotto anche il gratuito patrocinio per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito. Tra le altre misure ricordiamo che le pene sono da ritenersi inasprite quando il delitto di violenza sessuale è consumato ai danni di donne in stato di gravidanza. Un secondo gruppo di interventi riguarda il delitto di stalking: viene ampliato il raggio d’azione delle situazioni aggravanti che vengono estese anche ai fatti commessi dal coniuge pure in costanza del vincolo matrimoniale, nonché a quelli perpetrati da chiunque con strumenti informatici o telematici; viene prevista – analogamente a quanto già accade per i delitti di violenza sessuale – l’irrevocabilità della querela per il delitto di atti persecutori, che viene, inoltre, incluso tra quelli ad arresto obbligatorio. Sono previste poi una serie di norme riguardanti i maltrattamenti in famiglia: viene assicurata una costante informazione alle parti offese in ordine allo svolgimento dei relativi procedimenti penali; viene estesa la possibilità di acquisire testimonianze con modalità protette allorquando la vittima sia una persona minorenne o maggiorenne che versa in uno stato di particolare vulnerabilità; viene esteso ai delitti di maltrattamenti contro famigliari e conviventi il ventaglio delle ipotesi di arresto in flagranza; si prevede che in presenza di gravi indizi di colpevolezza di violenza sulle persone o minaccia grave e di serio pericolo di reiterazione di tali condotte con gravi rischi per le persone, il Pubblico Ministero – su informazione della polizia giudiziaria – possa richiedere al Giudice di irrogare un provvedimento inibitorio urgente, vietando all’indiziato la presenza nella casa familiare e di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa. Infine, a completare il pacchetto, si è provveduto a varare un nuovo piano straordinario di protezione delle vittime di violenza sessuale e di genere che prevede azioni di intervento multidisciplinari, a carattere trasversale, per prevenire il fenomeno, potenziare i centri antiviolenza e i servizi di assistenza, formare gli operatori. 
Il rovescio della medaglia. 
Prendiamo ad esempio l’obbligo di arresto e l’allontanamento dell’autore di maltrattamenti in casi di flagranza di reato previsto dal decreto; sebbene si tratti di un’ottima mossa, resta da capire cosa accadrà, una volta che l’autore di violenze sarà scarcerato. Se da una parte dunque il decreto sembra funzionare correttamente sul fronte repressivo, dall’altro dovrebbe anche andare incontro alle donne prevedendo ad esempio percorsi mirati a sganciarsi dalla relazione. Detto questo bisogna però tenere in considerazione il fatto che in Italia le strutture di accoglienza che mettono le donne, al centro delle relazioni di aiuto, sono poche. Complessivamente ci sono 500 posti letto invece dei 5700 previsti dalle direttive europee e i centri antiviolenza continuano ad essere scarsamente finanziati e molti sono sempre a rischio di chiusura. Altro punto interessante è quello che riguarda le norme che prevedono procedure d’ufficio el’irrevocabilità della querela: si tratta sicuramente di provvedimenti che vanno completamente ad oscurare il punto di vista e la volontà di una donna. Si può andare contro la volontà di una donna nel tentativo di tutelarla? A questo si potrebbero aggiungere tante altre voci: una scarsa informazione e una completa mancata formazione, delle donne in fatto di violenza. Bisognerebbe forse iniziare a rendersi conto la violenza contro le donne non possa essere affrontata come una questione di ordine pubblico o causa di “allarme sociale” ma debba essere invece considerata come un vero e proprio problema culturale. Ma solo i nostri Parlamentari sembrano non averne colto il senso.
Solo 104 deputati presenti in aula ieri per decidere delle sorti del Decreto femminicidio. Solo 4 quelli del Pdl, guidati da Simone Baldelli, e 5 quelli della Lega. Più numerosi invece gli esponenti del Pd: 43, con il segretario Guglielmo Epifani. Anche i deputati del m5s non sono tanti, poco più di una ventina: pochi rispetto ai 106 componenti del gruppo. Troppi quesiti rimangono senza una risposta adeguata, segno che, evidentemente, nonostante questo decreto sia forse l’unico provvedimento considerevole del governo Letta, siamo ancora troppo lontano dalla soluzione di un problema sociale così drammatico. Nonostante i cori di consenso entusiasti che si sono alzati subito dopo l’approvazione, restano dunque molte critiche al provvedimento.

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