giovedì 22 agosto 2013

SEGREGATA E PICCHIATA IN CASA. IL CALVARIO DI UN EX BADANTE

Maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale ai danni della convivente rumena di 31 anni. Sono le pesanti accuse mosse dalla procura di Gela nei confronti di Giuseppe Capizzello, 50 anni, arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta in collaborazione con la Polizia del locale Commissariato. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stata emessa dal Gip del tribunale, Veronica Vaccaro, su richiesta del pubblico ministero, Laura Seccaccini. E’ stata la stessa convivente dell’uomo, dopo avere subito indescrivibili angherie, a trovare il coraggio di denunciare il suo aguzzino grazie alla professionalità mostrata dagli operatori di polizia che hanno saputo infondere fiducia nella vittima dopo essere venuti a conoscenza, quasi per caso, di cosa succedeva all’interno di uno stabile di via Giuffrè, in pieno centro storico, a Gela. Recatisi lo scorso 18 luglio proprio a casa di Capizzello, per altre ragione di giustizia, i poliziotti hanno trovato la donna che presentava evidenti ematomi sulle braccia. Pian piano la donna, in lacrime, ha confidato di essere vittima di violenze da parte del convivente che maltrattava anche le due figlie minori di 12 e 4 anni, percuotendole con pugni e schiaffi. In sede di denuncia, la cittadina rumena ha descritto particolari raccapriccianti delle violenze. Capizzello – secondo il racconto della donna – l’ha colpita con testate e calci, lanciandole contro anche utensili per i più futili motivi, e impedendole di uscire di casa dietro la costante ma velata minaccia di ripercussioni anche contro le figlie, costringendola con la forza, a subire rapporti sessuali. La donna era arrivata a Gela nel 2011 e aveva prestato assistenza ad un’anziana. Dopo la morte della pensionata, trovandosi senza lavoro, la cittadina rumena era andata a vivere con Capizzello, che aveva conosciuto qualche mese prima. Nell’abitazione di via Giuffrè, erano giunti dalla Romania anche le figlie avute da un precedente matrimonio. Poi l’escalation di violenze è diventata sempre più insopportabile. La donna ha subito in silenzio per paura di non poter dare un tetto alle bambine. Venuto a conoscenza che la convivente e le figlie, erano state allontanate ed accompagnate presso una casa famiglia della provincia nissena, Capizzello ha cominciato a tartassare di telefonate la donna, minacciandola di morte qualora l’avesse trovata. L‘uomo chiamava amiche ed anche la madre della convivente in Romania, intimidendole. Numerosi i testimoni ascoltati dalla Polizia, anche familiari, che hanno confermato il triste quadro di violenze in cui la donna versava ormai da più di due lunghissimi anni.

di Giuseppe D′Onchia per tg10.it

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