giovedì 29 agosto 2013

RISTRUTTURANDO CASA, TROVANO MOSCHEA A DUE PASSI DA PALAZZO DEI NORMANNI

Ritrovati iscrizioni e decori in arabo durante i lavori in un appartamento in via Porta di Castro. Avviare i lavori di ristrutturazione della propria casa e scoprire che dentro c'è una moschea. L'incredibile vicenda è accaduta a Palermo. A raccontarla è lo stesso proprietario dell'appartamento in via Porta di Castro, a due passi da Palazzo dei Normanni. Gli edifici della zona sorgono tutti sul fiume Kemonia, interrato intorno al '600. Giuseppe Cadili e la moglie Valeria Giarrusso, entrambi giornalisti, hanno acquistato la casa otto anni fa avviando i lavori di ristrutturazione. Il loro progetto era quello di buttare giù la parete di una stanza per creare un ambiente unico, ma Giuseppe si accorge che l'intonaco è umido. "C'era una perdita d'acqua da una parete. Ripulendola un po' mi sono accorto delle iscrizioni in arabo", racconta. Portare alla luce quanto scoperto però costa troppo e così solo di recente la coppia decide di far intervenire un restauratore perché il lavoro si presenta da subito molto delicato. "Mai avrei immaginato che le scritte ricoprissero tutte e quattro le pareti", prosegue Giuseppe. Le mura, infatti, sono decorate di raffinate iscrizioni arabe dorate e argentate. Gli stupefatti proprietari decidono a quel punto di farle esaminare. E ottengono delle risposte da Gaetano Basile, esperto di storia palermitana. Per lo studioso, primo a occuparsi del caso, le iscrizioni ripetono artigianalmente la calligrafia a scopo decorativo, fenomeno molto diffuso all'epoca. La maggior parte dei decori è bellezza fine a se stessa, "cioè ripete artigianalmente - afferma Basile, citato dal Giornale di Sicilia, in un articolo dedicato alla scoperta della moschea - la calligrafia a scopo decorativo. È un fenomeno ben noto alla nostra cultura, segnata dall'invenzione del rabbisco, retaggio tutto siciliano, appunto, dell'arabesco. L'artigiano siciliano, non conoscendo (più) l'arabo, scambiava i versetti calligrafici per decori, e li emulava. Di rabbischi erano pieni i carretti siciliani di scuola palermitana. È probabile che la casa appartenesse a un notabile o mercante maghrebino che aveva messo su casa a Palermo, siamo intorno al tardo '700", spiega lo studioso confermando il fatto che a quell'epoca nel capoluogo siciliano viveva una nutrita comunità di musulmani.  "Il proprietario - sostiene Basile - si fece costruire in pratica la moschea a casa e gli indizi ci sono tutti: innanzitutto è esposta a est, le pareti hanno lati perfettamente uguali di 3,5 per 3,5 metri, ha porte collocate in modo tale da impedire la collocazione di mobili, al soffitto ridonda il motivo della lucerna". La scoperta è senz'altro eccezionale in quanto non si è mai vista in Sicilia una moschea costruita in un luogo privato. Ma per i padroni di casa ha anche un altro significato, probabilmente più profondo. "Abbiamo voluto dare il giusto peso a quanto scoperto e trasmettere l'amore per il centro storico", dice Giuseppe. "Troppo spesso si distruggono cose appartenenti al nostro passato invece di farle rivivere. Inoltre, questa stanza trasmette una straordinaria sensazione di serenità. È per questo che abbiamo deciso di tenerla come l'abbiamo trovata: abbiamo sistemato un divano e una scrivania e, rispettando la cultura musulmana, non serviamo alcolici in questa stanza".

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