sabato 31 agosto 2013

OMICIDIO DI STAMPO MAFIOSO ALLE PRIME LUCI A MARSALA. LA VITTIMA ERA NOTA COME "BATASSANU OCCHI CADDRUSI"

Un uomo di sessantasei anni, celibe, Baldassare Marino, è stato assassinato, alle prime luci del giorno, con diversi colpi di fucile, nella zona Santo Padre delle Perriere, in contrada Samperi, alla periferia di Marsala. A fare la macabra scoperta e a lanciare l'allarme sono stati ieri mattina i dipendenti di un'officina. Sul posto sono intervenuti immediatamente gli agenti del locale commissariato e della squadra mobile di Trapani, guidati dal vice questore Giovanni Leuci. Sembra avere tutti i contorni di un delitto di mafia quello che si è consumato al confine con Petrosino e Mazara del Vallo. Appassionato di cavalli, Baldassarre Marino, "Zu Badassanu", così lo chiamavano gli abitanti della zona, è stato ucciso con colpi di fucile al torace e alle gambe. 
L'imprenditore marsalese, socio e dipendente della ditta di calcestruzzi ''Lo Cicero'' di Strasatti, è stato trovato, all’interno della sua auto, una Opel Astra bianca, all'ingresso dell'officina meccanica, in una pozza di sangue. Secondo le prime ipotesi degli uomini della questura, la mafia trapanese, rimasta silente per anni, ricomincia a sparare e lo fa da Marsala. L'uomo, soprannominato "Batassanu occhi caddrusi", in passato era stato coinvolto in indagini antimafia. Baldassare Marino, attivo nel settore del calcestruzzo, fu coinvolto in una retata antimafia nei primi anni '90, patteggiando una condanna ad un anno e 8 mesi di reclusione, dopo le accuse di un pentito. 
Negli anni Novanta Nel 1995 fu arrestato per coltivazione di canapa indiana e poi assolto. Negli anni Settanta un fratello di Marino fu eliminato con il sistema della lupara bianca. Nelle più recenti indagini contro Cosa nostra nel marsalese, la vittima è sempre comparsa come un soggetto a disposizione. Il settore edile, in alcuni centri della provincia di Trapani, nel corso degli ultimi anni, è stato monopolizzato dalla mafia. Ed anche se Marino non è ritenuto un personaggio di spicco di Cosa Nostra, tuttavia, per gli investigatori, ha continuato ad orbitare intorno all'organizzazione criminale. A far prediligere agli investigatori la pista mafiosa, oltre la vita giudiziaria della vittima, sono le modalità ed alcuni particolari dell’omicidio. 
L'agguato avvenuto in una zona isolata, molto periferica, quasi disabitata, nell'aperta campagna marsalese, i colpi a bruciapelo e quello che in un primo momento è apparso il più singolare dei dettagli, una corona a forma di croce fatta di tralci di vite depositata sul tetto dell'auto, tipico del linguaggio mafioso. Come sua abitudine, il Marino si trovava in contrada Samperi perché era solito, sempre di prima mattina, andare a nutrire alcuni cani di sua proprietà che teneva nei pressi del luogo dell’agguato. L'uomo è rimasto vittima di una vera e propria esecuzione, ma molto probabilmente è stato raggiunto dai primi colpi di arma da fuoco, quando era fuori dalla vettura. 
Sul posto, gli esperti della polizia scientifica, hanno effettuato rilievi sull'auto e in strada dove sono state trovate numerose macchie di sangue. Da una prima ricostruzione sembra che i killer fossero più di uno e che l'uomo mentre tentava la fuga, per raggiungere la propria auto, sia stato raggiunto da diversi colpi di fucile. Si suppone che sia stato questo a provocare la frantumazione del vetro posteriore dell'Opel. Ponendosi al volante della sua auto, prima di essere colpito mortalmente, Marino, già ferito al torace, come dimostrano le tracce di sangue sulla fiancata del lato guidatore come pure sull'asfalto, non è riuscito nemmeno ad accendere l'automobile, quando è stato raggiunto dai suoi assassini. 
Il plurale è d'obbligo data la potenza di fuoco impiegata. Sembra che a sparare siano state forse due o addirittura tre persone. Il proiettile, sparato a distanza ravvicinata, ha distrutto il finestrino del lato passeggero e ha raggiunto la vittima all'inguine, precisamente all'interno coscia, tranciando l'arteria femorale. Intanto, pare sia stata fatta maggiore chiarezza circa i tralci di vite trovati sul tetto dell'auto della vittima, che in un primo momento sembravano un macabro segnale della mafia, secondo gli investigatori sarebbe stato lo stesso Marino a riporli sull'auto e sarebbero serviti per dare da mangiare alle pecore. 
Infine, dagli accertamenti effettuati dal medico legale, è emerso che Marino, ferito dai colpi al torace e alle gambe, è morto per dissanguamento a seguito del colpo che ha tranciato l'arteria femorale. Le modalità dell’assassinio non lascerebbero dubbi sulla matrice mafiosa dell’omicidio ma gli investigatori della Squadra Mobile di Trapani, coordinati dal sostituto procuratore di Marsala, Antonella Trainito, sono prudenti e stanno vagliando anche altri ipotesi. "Stiamo valutando", si limitano a dire. 
Le indagini, attualmente coordinate dalla Procura di Marsala, pare che nelle prossime ore potrebbero passare alla Procura distrettuale antimafia di Palermo. Al momento si tratta solo di ipotesi. Le prime risposte potranno arrivare solo dopo l'esame del medico legale e l'autopsia che sarà effettuata lunedì. Intanto, al commissariato di Marsala, dove sono concentrate le indagini sul delitto, sono in corso una serie di interrogatori, per ricostruire sia la sua posizione, che pare non risultasse fra i titolari della propria azienda, che le frequentazioni degli ultimi mesi.

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