giovedì 29 agosto 2013

MAFIA. MATTEO MESSINA DENARO E TOTO' RIINA, PARLANO LE FIGLIE

La storia della figlia “legittima” di Totò Riina e quella della figlia “naturale” di Matteo Messina Denaro in comune hanno solo un triste destino, nelle loro vene scorre il sangue di due noti boss di Cosa Nostra, l’una del boss di Corleone, detto il Capo dei Capi, in carcere dal 15 gennaio 1993, l’altra del boss di Castelvetrano, soprannominato Diabolik, latitante dal 1992 ed ancora ricercato. Due ragazze, le cui storie, a distanza di un paio di giorni, con il loro consenso, vengono raccontate pubblicamente. Mentre ancora suscita sdegno l’affermazione di Lucia Riina, “orgogliosa del cognome che porta”, nell’intervista rilasciata alla tv svizzera, già si parla dell’ultimo numero in edicola de L’Espresso che per la prima volta pubblica le immagini della figlia del padrino di Cosa nostra e quelle di sua madre, Francesca Alagna, compagna del boss. E a differenza del ribrezzo che ha provocato la dichiarazione della corleonese, la storia che racconta il periodico parla di ribellione al boss castelvetranese.  
La figlia di Matteo Messina Denaro, diciassettenne, ha raccontato ai colleghi di aver convinto la madre a lasciare la casa della nonna paterna, dove è sempre stata, perché - scrive L'Espresso - non vuole vivere sotto lo stesso tetto dei familiari del padre. Due modi diversi di affrontare la vita, una figlia che si “ribella” ad un clan mafioso e una che ribadisce il proprio orgoglio per il cognome di famiglia, senza alcun rispetto per le vittime delle stragi ordinate dal padre, come quella di Firenze del 27 maggio 1993 che sotto 277 chili di tritolo morirono due bambine piccolissime, un ragazzo di 20 anni e due giovani poco più che trentenni. “Dal sito della Tsr svizzera hanno tolto il video realizzato per Lucia Riina. Ci aspettiamo – ha dichiarato in una nota Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili – che quanti, nel mondo, hanno in queste ore divulgato il video contenente l'intervista alla figlia del Capo di 'Cosa nostra' facciano altrettanto. Va tolta quindi ogni voce ai mafiosi terroristi eversivi del 1993 e ai suoi eredi – precisa Maggiani Chelli - a meno che non vogliono verbalizzare ciò che sanno nella procura della Repubblica di Firenze''. Ed è la figlia del super latitante castelvetranese che intanto fa cambiare pagina, con la sua voglia di vivere una vita normale lontano da Castelvetrano, da quei rapporti con la famiglia Messina Denaro che fino ad oggi hanno condizionato la sua esistenza. 
La figlia naturale del boss, studentessa a cui come a tanti giovani piace la pizza, il gelato e le patatine fritte, si discosta da un contesto familiare che non le appartiene e non le è mai appartenuto. L’unico legame con il latitante più ricercato d’Italia è il dna e l’adolescenza vissuta dentro quelle mura, che fino al 1993 avevano visto la presenza di un giovane, allora additato solo perché figlio del boss di Castelvetrano Don Ciccio Messina Denaro. Un padre, come riferisce lei, “mai presente per colpa del destino”, del quale non porta nemmeno il cognome. La giovane nasce nel 1996, durante la latitanza del padre, e di lui conosce lo stesso volto che conoscono tutti gli italiani attraverso vecchie foto e identikit ricostruiti. Conosce il suo guardaroba, firmato Armani e Versace, orologi Rolex Daytona e automobili Porsche, emblema del suo esibizionismo, che lo discosta radicalmente dallo stile dei boss mafiosi tradizionali come Totò Riina. ''Quanto vorrei l'affetto di una persona e purtroppo questa persona non è presente al mio fianco e non sarà mai presente per colpa del destino...", così parla la figlia di Matteo Messina Denaro che non fa mai esplicito riferimento al padre. Secondo gli investigatori, la ragazza non lo avrebbe mai visto. Notizia a quanto pare, appresa da una confidenza trovata nei “pizzini” destinati a Provenzano. Un’adolescenza trascorsa a sentirsi additata a Castelvetrano come la figlia del latitante, ma non c’è niente legalmente che la associa a questo padre, solo una convivenza con i familiari del boss, che quotidianamente vengono sorvegliati dalle forze dell’ordine, dove la madre viveva con la “suocera” da quando era rimasta incinta del boss. La giovane vuole lasciare la città e non nomina mai il padre, ma nel giorno del compleanno del boss pubblica sul suo profilo Facebook un cuore rosso senza alcun commento. Ed oggi quella figlia, che pubblicamente viene ammirata perché “si ribella al padre e al clan familiare”, viene di fatto riconosciuta quale figlia di Matteo Messina Denaro, che per colpa di quel destino di cui parla la diciassettenne, la latitanza, non ha mai potuto legittimarla col proprio cognome.

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