venerdì 23 agosto 2013

COLTRARO: "UNA FOLLIA CANCELLARE L'UNIVERSITÀ DELLO STRETTO CON UN COLPO DI SPUGNA"

"L'Università di Messina una fabbrica dei sogni? Sciocchezze a ruota libera". Così il deputato regionale del Megafono, Giambattista Coltraro, ribatte a quelle che definisce "provocazioni" del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, "che dovrebbe maggiormente occuparsi degli affari di casa sua". Il deputato solidarizza con il rettore dell'ateneo peloritano, Pietro Navarra, ed assicura di "essere pronto a intraprendere una battaglia in tutte le sedi istituzionali per difendere l'Università della città dello Stretto" perché "sarebbe pura follia cancellare con un colpo di spugna 500 anni di storia e di tradizioni". La presa di posizione è frutto di una "abominevole" dichiarazione apparsa su un social network. "Chiudere le Università di Messina, Bari ed Urbino". Lo aveva scritto qualche giorno fa su facebook il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, perché ''non è frequentando una fabbrica delle illusioni che ci si costruisce il futuro''. Secondo Chiodi, i tre atenei sono ''in fondo alla classifica dell'Anvur'', ossia l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca e quindi ''crederò che il governo sia impegnato a ridurre le spese, per ridurre le tasse, quando Letta e Saccomanni si recheranno a Bari, Messina o Urbino per spiegare che la chiusura di quelle tre Università è nell'interesse dei loro figli''. Successivamente Chiodi ha chiarito che negli Stati Uniti ''anche un obamiano di ferro qualche tempo fa ha chiuso una cinquantina di scuole pubbliche scadenti''. Anche perché "si deve favorire un percorso di imitazione in senso qualitativo. Altrimenti la scadente qualità'' degli atenei ''continua ad essere tollerata - conclude il presidente d'Abruzzo - e non perseguita per altri fini: baronie, posti di lavoro assistenziali che alla lunga peggiorano il sistema''. Nel chiarire, il presidente della regione Abruzzo ha pesantemente rincarato la dose, parlando di "scuole pubbliche scadenti", di "baronie" che "peggiorano il sistema". Allora sorge spontaneo supporre che quando un'Amministrazione, sia essa comunale, provinciale o regionale, si scopre incapace di amministrare, di produrre ottimi risultati per il proprio territorio, appalta col sistema clientelare, e chi più ne ha più ne metta, piuttosto che commissariarla bisognerebbe cancellarla. E cosa facciamo dei cittadini che vivono in quel territorio, delle loro case, famiglie, storie? Semplice, li trasferiamo altrove, dove la qualità è migliore. E chi se ne frega se quel Comune, quella Provincia, o quella Regione ha millenni di storia e tradizioni. La frase di Chiodi: ''non è frequentando una fabbrica delle illusioni che ci si costruisce il futuro'' suona esattamente come una nefasta calamità. E se la frase fosse paragonata all'Italia? Tra crisi economica, la disoccupazione, i continui suicidi e tutto ciò che di negativo oggi offre la nazione è giusto dire ai giovani italiani e, perché no, anche ai cittadini europei: "non è frequentando il Paese delle illusioni che ci si costruisce il futuro". In questo contesto, chi "peggiora il sistema" è il modo di pensare del Presidente della regione Abruzzo. Per Chiodi non si migliora la società, se la qualità è scadente, non può essere tollerata, meglio annientarla. Abruzzesi, se Chiodi continua ad amministrare con questa filosofia, non è un utopia pensare che la regione Abruzzo possa sparire dalla cartina geografica. Licei, teatri, stadi, musei, enti pubblici e società partecipate, se scadenti, preparatevi a chiudere, "è nell'interesse dei vostri figli". E il rettore dell'Università di Messina, Pietro Navarra, ribattendo al governatore abruzzese, precisa che ''Se da un lato appaiono inadeguate talune valutazioni espresse su realtà distanti dal suo ruolo istituzionale, dall'altro - suggerisce Navarra - sarebbe più corretto che egli, in tema di sprechi, si domandasse se nell'interesse nazionale non fosse più opportuno accorpare talune Regioni, come l'Abruzzo, che producono meno della metà della ricchezza prodotta in media nelle 20 Regioni italiane''.

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