sabato 31 agosto 2013

C.A.R.A. DI SALINA GRANDE. IN PRIMA LINEA I MEDICI E L'ASSISTENZA AI MIGRANTI

Migliaia di persone arrivano ogni giorno sulle coste Siciliane in cerca di salvezza. Viaggi drammatici dove donne, bambini e uomini vengono stipati su improbabili imbarcazioni della "speranza" in cerca di un futuro migliore. Le lunghe attraversate sul mare, però spesso sono solo la parte finale di un lungo viaggio verso l'occidente dove creare una nuova vita. Immagini viste e riviste quelle in cui una folla si accalca sulla banchina di un porto o cerca di raggiungere, con la compostezza dettata dallo sfinimento, un'imbarcazione della Marina Militare per arrivare alla salvezza. Ma cosa accade subito dopo? E dove vivono i giorni successivi al loro sbarco in Sicilia i migranti? A queste domande abbiamo provato a rispondere con un'intervista a Manlio Sanfilippo, medico del C.A.R.A. di Salina Grande, centro di prima accoglienza per migranti. "Non è mai difficile accogliere – ci spiega il chirurgo – ma spesso è dura accettare tanta disperazione". L'impegno degli operatori sanitari nei centri di prima accoglienza sembra essere meno "spendibile" a livello mediatico rispetto alle immagini degli sbarchi, ma l'esperienza di medici, infermieri e paramedici all'interno del sistema sembra essere una testimonianza viva su come il viaggio della speranza non si concluda con uno sbarco. "Le condizioni fisiche – spiega il chirurgo – in cui si trovano la maggior parte di queste persone sono di estremo malessere". Il C.A.R.A di Salina Grande, provincia di Trapani, è stato da pochi mesi trasformato in centro di prima accoglienza dove vengono curati e assistiti i migranti arrivati sulle spiagge siciliane portando insieme ai loro sogni, alcune volte, anche malattie e problematiche sanitarie di cui nel Paese si era quasi persa traccia. "È cosa risaputa ormai – spiega – che con le nuove ondate di migrazione alcune malattie, stiano tornando quasi endemiche", sembra infatti che patologie, come la scabbia, non siano infrequenti tra i migranti che viaggiano spesso per settimane, se non mesi, su autobus, a piedi dal loro paese fino alle coste settentrionali dell'Africa per poi imbarcarsi verso la Sicilia. "Non esistono però delle difficoltà mediche – spiega – ma piuttosto una complessità nell'assistere persone che hanno viaggiato per settimane senza nessuna comodità e norma igienica rispettata ".

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