sabato 3 agosto 2013

A QUASI 30 ANNI DALLA TRASFUSIONE DI SANGUE INFETTO, MINISTERO DELLA SALUTE CONDANNATO A RISARCIRE GLI EREDI

Il Ministero della Salute è stato condannato a risarcire 907 mila euro agli eredi di una donna di Agrigento che morì per una cirrosi epatica, dopo aver contratto l'epatite C da una trasfusione di sangue infetto. La sentenza di condanna, emessa dai giudici della terza sezione civile del Tribunale di Palermo, arriva al termine di una lunga causa civile intrapresa dagli eredi. La trasfusione venne fatta nel 1985 presso l'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Successivamente i familiari della donna hanno citato il Ministero della Salute, ritenuto responsabile di non avere adeguatamente vigilato sulla raccolta e sulla distribuzione del sangue e degli emoderivati da destinare alle trasfusioni. Il Ministero, assistito dall'Avvocatura di Stato, si è difeso sostenendo che all'epoca della trasfusione il virus dell'epatite C non era stato ancora classificato; dunque, non essendo ancora conosciuto dalla Comunità Scientifica non sarebbe stato possibile prevenirne la diffusione. Il Tribunale di Palermo ha invece accolto la tesi sostenuta dai legali degli eredi, gli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello del Foro di Agrigento. "Malgrado le gravi sofferenze e i costi per le spese mediche e le trasferte in centri specializzati - ha commentato l'avvocato Farruggia - spesso i danneggiati da epatite C post-trasfusionale sono costretti ad aspettare numerosi anni prima di ricevere l'indennizzo previsto dalla legge 210/92 o il risarcimento del danno da parte dello Stato e, frequentemente, sia per i tempi della giustizia civile che per il ritardo, talora di anni, con cui il Ministero della Salute ottempera alle condanne, muoiono senza neppure riscuotere quelle somme che, se da un lato non restituiscono al danneggiato la salute, dall'altro gli rendono giustizia del danno patito senza loro colpa".


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