sabato 6 luglio 2013

ULTIME UDIENZE PER LE ARRINGHE NEL PROCESSO AL SEN. D'ALI'

Altra udienza del processo contro il senatore Antonino d’Alì, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ancora arringhe dinanzi al gip di Palermo, Gianni Francolini. Il processo si sta svolgendo col rito abbreviato. A concludere il suo intervento, cominciato nella precedente udienza, l'avvocato Gino Bosco che in modo particolare si è soffermato sulla compravendita di un terreno fatta dal senatore d'Alì con i rappresentanti della famiglia mafiosa belicina. Una vendita, secondo la Dda di Palermo, servita a favorire un riciclaggio da 300 milioni di lire. “Una compravendita senza misteri e gialli - ha sostenuto invece l'avvocato Bosco – il terreno, in contrada Zangara di Caslvetrano, fu ceduto da d'Alì negli anni '80 al campobellese Alfonso Passanante, successivamente, nel 1992, al gioielliere di Castelvetrano Francesco Geraci”, secondo l'accusa in rappresentanza di Messina Denaro. Con il Geraci “fu perfezionato l'atto di vendita, perché – precisa il difensore - con Passanante era stato stipulato un compromesso a fronte del quale d'Alì aveva incassato 479 milioni di lire”. Quei 300 milioni di lire, secondo l'avvocato Bosco, non erano altro che "un regolamento finale di ogni pendenza", considerato il lungo tempo trascorso da quel compromesso all'atto definitivo di vendita. L'avvocato Gino Bosco, difensore dell'ex sottosegretario, ha chiesto di assolvere il suo assistito dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Successivamente ha preso la parola l'altro difensore del senatore d'Alì, l’avvocato Stefano Pellegrino che si è soffermato molto sulle dichiarazioni raccolte in sede difensiva. In particolare quella dell'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, e dell'ex prefetto di Trapani, Giovanni Finazzo, che hanno escluso il coinvolgimento di d'Alì in indagini antimafia. L'arringa dell'avvocato Pellegrino proseguirà ancora con l'udienza del prossimo 19 luglio. Altre due udienze sono state previste per il 23 e 31 luglio. Scontata la replica dei pm, Paolo Guido e Andrea Tarondo, che per l'ex sottosegretario all'Interno hanno chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione. La sentenza, attesa per la fine del mese, probabilmente ci sarà solo in autunno, in quanto il gip ha già previsto nel calendario l'ultima udienza dopo la pausa estiva per il 19 settembre.



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