venerdì 5 luglio 2013

SI AGGRAVA LA POSIZIONE DEL REO CONFESSO DELL'OMICIDIO DEL PRETE DI UMMARI

S’aggrava la posizione di Antonio Incandela, l’operaio 32 enne in carcere, reo confesso dell’omicidio di padre Michele Di Stefano, l’anziano parroco ucciso a bastonate lo scorso 26 febbraio nel sonno. Il procuratore di Trapani, Massimo Palmeri, ha contestato all’indagato ulteriori capi di imputazione. Si tratta di
una serie di furti compiuti da Antonio Incandela, sia solo che insieme con altri soggetti, nel periodo successivo all’uccisione dell’anziano sacerdote e il giorno del suo arresto, il 17 aprile, mentre era intercettato dagli inquirenti. I carabinieri seguirono per diverse settimane gli spostamenti dell’operaio prima di arrestarlo. Nell’elenco delle vittime dei furti figura anche il deputato regionale Paolo Ruggirello. Incandela sarebbe penetrato, insieme con un altro soggetto, nel vecchio immobile di proprietà del parlamentare, a Marausa Lido, impossessandosi di una porta. L’edificio è stato più volte oggetto di atti vandalici su cui la magistratura sta attualmente indagando. Antonio Incandela, sentito ieri dal pubblico ministero, Massimo Palmeri, per provare a chiarire la sua posizione, ha ammesso di avere compiuto una decina di furti. Si tratta di una serie di episodi avvenuti tra il 23 marzo ed il 14 aprile scorsi. L'operaio, sentito alla presenza di due avvocati, affidatigli d’ufficio, dopo l’abbandono del mandato da parte del suo legale, ha fornito ampi chiarimenti.

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