giovedì 11 luglio 2013

PRESENTATI I REPERTI RECUPERATI ALLE EGADI

Presentati questa mattina, a bordo della nave Hercules, alla banchina del porto di Trapani, i risultati della ricerca archeologica condotta nel mare dell’arcipelago delle Egadi. La nave oceanografica Hercules in queste settimane ha operato nell’arcipelago delle Egadi. Attraverso sofisticate attrezzature ha scandagliando il tratto
di mare compreso tra Levanzo e Marettimo, alla ricerca dei tesori della battaglia delle Egadi. Le tecnologie, all’avanguardia nel settore delle ricerche archeologiche, sono state messe a disposizione dalla Rpm Nautical Foundantion, diretta da Geroge Robb jr in convenzione con la Soprintendenza del mare. E dai fondali sono tornati alla luce un elmo bronzeo del tipo montefortino, quattro anfore greco italiche e due rostri romani di bronzo, classificabili entro le tipologie già note con i nomi dei questori in carica e decorazioni di Vittoria alata e di elmo piumato. I rostri sono quei poderosi strumenti, pezzi unici fusi in bronzo, chiamati anche ariete, ram in inglese, i veri protagonisti delle battaglie navali, l’arma letale applicata principalmente alle triremi, navi da guerra tra le più diffuse nell’antichità dall’epoca greca arcaica, utilizzata per speronare la nave nemica, penetrava nella fiancata facendola a pezzi provocandone il più delle volte l’affondamento. Hanno sicuramente determinato lo svolgersi della battaglia delle Egadi del 10 marzo del 241 a. C., la più grande battaglia navale di tutti i tempi dove erano impegnati duecentomila uomini e milleduecento navi. Si affrontarono la flotta romana al comando di Lutazio Catulo e quella cartaginese comandata da Annone. L’ultima battaglia navale tra Roma e Cartagine, le due grandi potenze del Mediterraneo, che sancì la vittoria romana nella Prima Guerra Punica per il controllo della Sicilia. Autentici reperti archeologici della battaglia delle Egadi, ritrovati a circa 80 metri di profondità a largo di Capo Grosso, nel versante settentrionale di Levanzo. Le ricerche sono state condotte da un team italo americano di cui fa parte, tra gli altri, anche e soprattutto il soprintendente del Mare Sebastiano Tusa. I reperti presentati ieri sono il bilancio dell’appena conclusa Campagna di ricerche Egadi 2013, che da alcuni anni riporta alla luce autentici brani di storia antica. Dal 2005 ad oggi, le campagne di ricerca sono contrassegnate da recuperi straordinari, e sono ancora molti i reperti, scoperti durante le ricognizioni effettuate mediante scansione sonar, documentati e classificati, che attendono nei fondali dell’arcipelago trapanese, porzioni lignee degli scafi, armi, suppellettili e attrezzi di bordo, anfore e altri rostri.
di Salvo Cimino

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