sabato 27 luglio 2013

PREMIATO IMPRENDITORE "ILLUMINATO" CHE DA' LAVORO AI MALATI DI CANCRO

Conciliare cure oncologiche e produttività non è un'utopia

«Per favore scriva che sono solo un imprenditore. Faccio il mio lavoro e bado al profitto, com'è naturale che sia. Racconto la mia storia per far capire che assumere e far lavorare i malati di cancro in azienda è possibile, con soddisfazione di tutti». Marco Bartoletti, 51 anni, fiorentino, è presidente e proprietario di un gruppo di otto aziende che fa capo alla BB Holding, società operante nel settore dell'alta moda dal 2000. In occasione dell'ottava Giornata nazionale del malato oncologico, indetta dalla Favo (la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), gli è stato consegnato il Cedro d'Oro, riconoscimento assegnato ogni anno a personalità che, in ambito istituzionale, politico, giornalistico o volontaristico, si sono distinte per sensibilità e per l'esempio e il contributo che hanno dato nella lotta contro il cancro. Bartoletti, come recita la motivazione del premio, è un «imprenditore illuminato, che ha trasformato l’utopia del lavoro per i malati di cancro in realtà». Potrebbe essere naturale supporre che la sua sensibilità possa essere dovuta a vicende personali che l'abbiano reso particolarmente attento nei confronti di chi si trova a dover affrontare un tumore. E invece no. «Non ho malati oncologici in famiglia, per fortuna — ribatte Bartoletti —. Mia madre se la cava bene, ho due figli sani, nessun dramma che mi abbia "illuminato". La realtà è molto semplice: se nella società esistono le persone malate di cancro, come si può pensare che non esistano in un'azienda? E visto che esistono, perché discriminarle, quando basta organizzarsi per dare una mano a chi è in difficoltà?». Bartoletti, i malati, li tratta come tutti gli altri: li assume, se crede abbiano un curriculum adeguato al profilo che sta cercando; li promuove quando se lo meritano; non blocca e non incoraggia carriere senza buone ragioni; non li "invita" a prendersi pause, part-time o prepensionamenti non desiderati. «E da questo comportamento traggo profitto — ribadisce —. Non è una soluzione antieconomica, non provoca danni all'attività. Anzi, una volta trovata la modalità d'impiego adeguata al singolo caso, ho dei vantaggi perché queste persone s'impegnano di più, fanno ogni giorno del loro meglio. E finiscono per essere dei lavoratori migliori rispetto a chi è sano ma svogliato». Non è difficile intuire quanto sia determinante il lavoro per chi si trova a combattere la battaglia contro il cancro. Nelle giornate stravolte dalla malattia e dalle cure, conservare il posto in un’azienda è un fondamentale sostegno economico e psicologico. È conservare la propria dignità. «Stando ai dati che abbiamo raccolto — sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo — tre malati su quattro vogliono continuare a lavorare ed essere parte attiva della società. E questo ora è spesso possibile già pochi mesi dopo la diagnosi». In Italia 2 milioni e 250 mila persone vivono con una diagnosi di tumore, ogni anno circa 270 mila cittadini sono colpiti dal cancro e sono oltre 700 mila i malati in età lavorativa, tra i 18 e i 65 anni. «Oggi la metà circa dei malati riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti. Dell'altro 50 per cento, una buona parte convive con una malattia cronica — dice Francesco De Lorenzo, presidente Favo, che prima di consegnare a Bartoletti il riconoscimento ha fatto una visita alla sua azienda, in Toscana —. Leggi, diritti e tutele lavorative per i malati di cancro e per chi li assiste esistono: bisogna conoscerli e farli applicare, senza incappare nelle lungaggini burocratiche». Se purtroppo, statistiche alla mano, appare in crescita il numero di pazienti e caregiver che si vedono licenziati o degradati, alla BB Holding di Calenzano, l’azienda di Bartoletti, si cercano soluzioni che possano soddisfare le necessità del lavoratore e dell'impresa. La BB è un'azienda meccanica di precisione che produce accessori di alta qualità, realizzati nei materiali più vari (acciaio, alluminio, ottone, legno, plastica) per i più grandi marchi di moda italiani e stranieri. Tutto il ciclo produttivo è curato, dalla progettazione e realizzazione del prototipo, sino all’industrializzazione e alla realizzazione del prodotto finale su larga scala, secondo le specifiche del cliente. «Dobbiamo soddisfare in tempi brevi qualsiasi richiesta, mantenendo in ogni caso uno standard qualitativo elevato — spiega Bartoletti —. Risolvere problemi, qui, è all'ordine del giorno. E con i dipendenti adotto lo stesso principio. Un giovane padre operaio, dopo l'operazione per tumore non poteva tornare in officina, perché le sue condizioni fisiche non glielo permettevano. Era disperato al pensiero di restare a casa: per lo stipendio, per la sua dignità, per quell'idea di "malattia" che il rimanere senza lavoro avrebbe trasferito ai figli adolescenti. C'è voluto un po', non è stato semplice, ma alla fine gli abbiamo trovato un posto negli uffici che fosse compatibile con il suo diploma di terza media. Ora abbiamo archivi cartacei molto più ordinati e funzionali, per tutti». Difficoltà superate, anche nel caso di quell’elettricista 47 enne che era rimasto disoccupato a causa del tumore, e che si è rivolto a Bartoletti seguendo il tam tam di voci che riferivano di quell’imprenditore che faceva lavorare anche i malati. Bartoletti gli ha dato un contratto fresco in mano, poi l’ha mandato a curarsi. «Qui facciamo prodotti hi tech di lusso, non saprei che farmene di un elettricista — ricorda di avergli spiegato l’imprenditore —. Ma, dopo quelle parole, ho visto la disperazione di quell’uomo e gli ho detto che ci avrei pensato. Così, mi è venuto in mente che un piccolo contratto di manutenzione per i tanti lavoretti che ci sono da fare tra i nostri capannoni e uffici potevo anche farglielo. Ha accettato la mia proposta ed è entrato in ospedale più sereno». Ogni giorno una diagnosi di tumore cambia la vita a qualcuno, che si presenta spaventato al suo capo per esporre le proprie difficoltà, per gli orari, per i permessi che dovrà chiedere, per le mansioni che non sa se potrà più sostenere... Per Bartoletti è normale trovare il modo di aggirare gli ostacoli che la nuova condizione di malattia frapporrà tra quella persona e il suo lavoro. E la sua strategia pare abbia successo, visto che riesce a mantenere il proprio fatturato di 40 milioni di euro e i 250 dipendenti, sani o malati che siano.
di Vera Martinelli per Corriere della Sera

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