lunedì 29 luglio 2013

PALERMO E PARTANNA RICORDANO ROCCO CHINNICI, IL MAGISTRATO UCCISO 30 ANNI FA PER MANO DELLA MAFIA

In una delle sue ultime interviste, Rocco Chinnici aveva detto: "La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non
impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare". Consigliere istruttore del tribunale di Palermo, noto come "il padre del pool antimafia", Rocco Chinnici viene ucciso da Cosa nostra a 58 anni. Per il ruolo che svolge, Chinnici sa di essere un uomo che dà fastidio alla mafia e che prima o poi avrebbe pagato per il suo impegno nella lotta contro la criminalità organizzata. I boss di Cosa nostra non dimenticano. E così imbottiscono una Fiat 127 di tritolo e la fanno esplodere nel momento in cui il giudice esce dal portone di casa. Il boato scuote la città. Ed è solo l'inizio di una catena di sangue. Era il 29 luglio 1983 quando una Fiat 127 esplose in via Giuseppe Pipitone Federico a Palermo, azionata dalla mano di Antonino Madonia per conto di Cosa nostra. Nell'esplosione dell'autobomba a perdere la vita, oltre il magistrato Rocco Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti la scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi. Chinnici entra in magistratura nel 1952 e viene assegnato al tribunale di Trapani, poi a Partanna (Trapani), per oltre dieci anni. Nel 1966 viene trasferito all'ufficio Istruzione di Palermo. Nel novembre 1979, già magistrato di Cassazione, viene promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo. È in questo periodo che nasce l'idea di istituire il pool antimafia. Dal suo ufficio parte l'istruzione per il primo maxi processo alla Mafia. E' stato lui a chiamare accanto a sé Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. "Nel 30° anniversario della strage di via Pipitone, desidero rivolgere - annuncia il Presidente del Senato, Pietro Grasso, in una nota -un pensiero memore, grato e commosso a Giovanni, Elvira e Caterina Chinnici, ai familiari del maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, del Brigadiere Salvatore Bartolotta e del portiere dello stabile Stefano Li Sacchi, che insieme a Rocco Chinnici furono uccisi quel 29 luglio del 1983. Uomo di altissime doti umane e morali, Rocco Chinnici è stato un magistrato integerrimo, un punto di riferimento determinante nella formazione mia e di tanti colleghi, tanto da essere soprannominato il giudice papà, perché per noi fu testimone e maestro. La sua profonda capacità di analisi e le sue intuizioni gli avevano permesso di cogliere, quando ancora erano grandemente lacunose le conoscenze sul fenomeno, l'ordinarietà del potere mafioso, quei rapporti tra affari e potere che i processi successivi alla sua morte avrebbero poi svelato. La sua religione - aggiunge il Presidente Grasso - era il suo lavoro, la passione per quello che faceva. Credeva fermamente nella necessità del lavoro di equipe e pose le basi per la nascita di quello che sarebbe stato il pool antimafia. Era ben consapevole dell'altissimo rischio della sua persona, ma questa fredda lucidità non lo fece arrendere mai. Sapeva che con la sua uccisione si sarebbe tentato di eliminare le sue conoscenze, di soffocare la sua volontà di riscatto e per questo non si stancò mai di trasmettere le une e di infondere l'altra. Lo faceva dialogando con tutti, con la gente comune, con gli uomini di potere, con i suoi colleghi, ma soprattutto amava incontrare i giovani per parlare di antimafia, di lotta alla droga, di una Sicilia libera. Prendiamo dunque esempio - conclude il Presidente Grasso - da chi, come Rocco Chinnici, ha immolato la propria vita in nome della giustizia affinché questo sacrificio non sia reso inutile, affinché la storia di questi martiri ci dia la forza per continuare a lottare in nome della verità e della legalità". Il metodo investigativo indicato da Rocco Chinnici si è rivelato un "efficace strumento" di lotta alla mafia, portando a "successi insperati". E' quanto scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio alla signora Caterina Chinnici e ai famigliari delle vittime, rinnovando "il sentimento di riconoscenza di tutti gli italiani" e suo personale. "Con l'uccisione di Rocco Chinnici - afferma il capo dello Stato - la mafia si proponeva di decapitare l'Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, che sotto la sua direzione stava iniziando ad affrontare unitariamente quel fenomeno criminale, cogliendo rapporti e collegamenti che condussero in seguito ad individuare autori e cause di efferati delitti rimasti fino allora impuniti e di comprendere la complessa realtà di 'cosa nostra'. Consapevole dell'altissimo rischio personale connesso al rigoroso impegno nella lotta alla criminalità organizzata, seppe trasmettere le sue intuizioni ai collaboratori, che ne raccolsero il testimone. Il metodo investigativo indicato da Rocco Chinnici si è poi rivelato efficace strumento di contrasto alla criminalità organizzata e ha consentito di raccogliere successi insperati nella lotta alle associazioni mafiose. Nel ricordo della tensione morale che ha connotato l'attività di suo padre, sono vicino a lei, ai suoi fratelli e ai famigliari delle altre vittime della strage". Il programma delle manifestazioni, predisposto dalla Fondazione Chinnici, ha visto questa mattina la deposizione di corone di fiori sul luogo dell'attentato, in via Pipitone Federico, a Palermo, dove abitava il magistrato. A seguire, nella chiesa di San Giacomo dei militari, all'interno della Caserma "Carlo Alberto Dalla Chiesa", sede del Comando Legione dei Carabinieri, è stata celebrata una messa in memoria del giudice, dei carabinieri della scorta e del portiere dello stabile. Al termine della manifestazione l'attrice Pamela Villoresi ha letto alcuni brani del libro su Chinnici ''Così non si può vivere". Le manifestazioni sono poi proseguite nel pomeriggio a Partanna, dove Chinnici fu pretore, all'inizio della carriera, per dodici anni. In piazza Umberto I, su iniziativa del Comune di Partanna, è avvenuta la deposizione di corone sul bifrontale dedicato al giudice, nel piazzale antistante gli uffici giudiziari. "Mio padre - ha ricordato Caterina Chinnici - fu un precursore in un momento in cui non si parlava di mafia e lo Stato forse non era ancora pronto a contrastare il fenomeno mafioso. Era consapevole del rischio che correva, sapeva che si scontrava con una mafia non disposta a perdonare. Ciò non l'ha fermato, ha solo velato di tristezza il suo sorriso. Le sue preoccupazioni - ha aggiunto - andavano per gli uomini della scorta e per i cittadini. Raccomandava ai bambini che giocavano sotto casa di non rimanere davanti al portone quando arrivava lui. Il suo sacrificio - ha concluso la figlia - ha segnato una svolta. Il seme che ha piantato ha dato buoni frutti".

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