giovedì 18 luglio 2013

OPERAZIONE "CORSI D'ORO". I VOLTI DEGLI ARRESTI ECCELLENTI.

La bufera che più di un anno fa cominciò a scoperchiare la “galassia degli enti di formazione” in Sicilia ieri ha soffiato forte su Messina. La rosa degli arrestati nell’operazione “Corsi d’oro”, condotta da Guardia di Finanza e Polizia è molto ampia. Ai domiciliari sono finite dieci persone alle quali vengono contestate i reati di
associazione a delinquere, peculato, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate al finanziamento di progetti formativi tenuti da tre centri di formazione professionale, la Lumen, l’Aram e l’Ancol.
L’arresto, oltre che per Chiara Schirò e Daniela D’Urso, mogli di due ex sindaci di Messina, è scattato per l’ex consigliere comunale e presidente dell’Aram, Elio Sauta, per la moglie Graziella Feliciotto, per l’ex assessore comunale al lavoro ed alla viabilità Melino Capone, per anni delegato regionale dell’Ancol ed il fratello Natale, e ancora per Concetta Cannavò della Lumen e fino a pochi giorni fa tesoriera della segreteria provinciale del Pd, per Natale Lo Presti, vice presidente dell’Aram, Nicola Bartolone, presidente del comitato provinciale dell'Acli Terra Messina, e Giuseppe Caliri. Sospeso per due mesi dalle funzioni il funzionario dell’Ispettorato del Lavoro, Carlo Isaja per violazione del segreto d’ufficio. 
Avrebbe svelato a Sauta un’imminente ispezione amministrativa da parte del suo ufficio. Le indagini scattarono nel 2009 dopo la presentazione di un esposto alla Procura della repubblica da parte dell’Ancol Nazionale che 
segnalava irregolarità nella gestione dell'Ancol regionale da parte di Capone. In 5 anni sarebbero spariti 13 milioni di euro, finanziamenti regionali che l’ex assessore comunale avrebbe gestito in maniera disinvolta elargendo stipendi d’oro ai genitori, al fratello, alla cognata ed a tre cugini. Fra gli assunti a libro paga dell’Ancol anche la moglie dell’ex sindaco Buzzanca, Daniela D’Urso. 
L’inchiesta si è poi allargata a macchia d’olio ad altri enti. Non solo a quelli di area An come l’Ancol ma anche sotto l’influenza del Pd come l’Aram e la Lumen ritenuta vicina al deputato Genovese. "E’stata condotta un’indagine innovativa - sottolinea in conferenza stampa il procuratore capo Guido Lo Forte - che non si è limitata ad un semplice riscontro dei dati riportati nei bilanci, ma è andata sotto la superficie. Non ci si è soffermati sui singoli corsi o su chi li frequentava, ma è stata effettuata una verifica di gestione della spesa dei fondi arrivati da parte della Regione, dallo Stato e della Comunità europea - spiega Lo Forte - si è così scoperto che attraverso il ricorso a meccanismi sofisticati veniva effettuata una sistematica delazione dei fondi destinati a finalità diverse rispetto a quelle per le quali erano stati erogati". Il meccanismo era semplice. Venivano create società fittizie che s’interponevano fra la Regione e l’ente di formazione. Società spesso riconducibili a familiari o persone vicine ai responsabili degli enti stessi che avevano il solo scopo di far gonfiare a dismisura i costi. "Nel dettaglio – prosegue Lo Forte - venivano rappresentate spese che superavano a volte del 600 per cento quelle effettivamente sostenute. Come nel caso degli affitti delle strutture che ospitavano i vari enti. Il sistema prevedeva l’intermediazione di società che erano sempre riconducibili ai soggetti che gestivano gli enti di formazione e affittavano l’immobile da terzi per poi riaffittarlo a prezzi maggiorati all’ente di formazione, inducendo così in errore gli enti pubblici nella fase di erogazione dei finanziamenti". Ma nelle indagini ci sono anche forniture inesistenti o parzialmente inesistenti, noleggio di attrezzature e pulizia dei locali in cui venivano svolti i corsi di formazione. Milioni e milioni di euro che sono stati finanziati con importi superiori ai costi effettivamente sostenuti, con enormi sprechi di denaro pubblico e illeciti arricchimenti. La truffa dal 2006 ad oggi ammonta a decine di milioni di euro. Numerose le persone iscritte nel registro degli indagati compresi i tre enti di formazione professionale.

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