venerdì 26 luglio 2013

NIENTE PENA DI MORTE MA 1000 ANNI DI CARCERE PER IL MOSTRO DI CLEVELAND

Ariel Castro, l’ex autista di scuolabus imputato per il rapimento di Michelle Knight, Amanda Berry e Gina de Jesus, tenute prigioniere per dieci lunghi anni in un’abitazione di Cleveland, è riuscito ad evitare la pena di morte. L’uomo, imputato per 977 capi d’accusa che andavano dal rapimento alla violenza sessuale, ha deciso di patteggiare. Niente pena di morte - se fosse andato a processo l’esito sarebbe stato scontato - ma ergastolo senza possibilità di richiedere la libertà vigilata più 1.000 anni di carcere. Questo significa che trascorrerà il resto della sua vita in carcere, ma almeno resterà in vita. Non solo. Questa decisione eviterà anche tutta la lunga trafila del processo e eviterà anche alla vittime di dover testimoniare contro di lui e di rivederlo. Castro, invece, ha preferito tagliare corto e si è dichiarato colpevole di 937 dei 977 capi d’accusa che gli venivano contestati. Tanto è bastato per accettare l’accordo che gli era stato proposto. L’uomo, 52 anni, si è reso conto della scelta che stava per fare. Quando il giudice gli ha fatto sapere a quanti anni di carcere sarebbe stato condannato, Castro ha risposto: "Lo capisco vostro onore, e sono d’accordo. Sapevo che stavo per essere condannato per tutti i crimini possibili". E così la questione del mostro di Cleveland si chiude qui. Castro ha davanti a se una vita dietro le sbarre, mentre le tre vittime stanno cercando di tornare a vivere lasciandosi alle spalle questo incubo durato dieci anni. Una di loro, Amanda Berry, sta crescendo la bimba di sei anni frutto di quelle violenze.

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